Firenze 1857. Esumazione e Ricognizione delle salme dei Medici. Abiti, Gioielli, Poesia nella Pittura di Agnolo Bronzino

Agnolo Bronzino, Laura Battiferri, 1550, olio su tavola, Al. 83 x La. 60 cm. Collezione Loeser, Palazzo Vecchio, Firenze, Italia

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

nel 1857 il Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena, Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d’Asburgo Lorena (Firenze, Italia, 3 Ottobre 1797 – Roma, Italia, 28 Gennaio 1870) volle la prima ricognizione delle sepolture medicee per poi provvedere, dopo il controllo, a inumare i resti dei defunti nella cripta della Cappella dei Principi all’interno della Basilica di San Lorenzo a Firenze.

Giuseppe Bezzuoli, Granduca Leopoldo II di Toscana con le insegne dell’Ordine di Santo Stefano, 1840, olio su tela

Palazzo della Carovana, Pisa, Italia

Giuseppe Bezzuoli, Firenze, Italia, 28 Novembre 1784 – Firenze, Toscana, 13 Settembre 1855

La Basilica di San Lorenzo – Chiesa di Famiglia Medici

Costruita su un’altura, a quel tempo posta sopra il corso del torrente Mugnone, la Basilica di San Lorenzo a Firenze ha origini antiche. Fondata nel IV Secolo d.C., fu consacrata al martire Lorenzo dai vescovi Ambrogio e Zanobi, diventò collegiata e venne eletta dai Medici – Chiesa di Famiglia. Alla Basilica lavorarono anche Filippo Brunelleschi (Firenze, Italia, 1377 – Firenze, Italia, 15 Aprile 1446) e Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo, Italia, 6 Marzo 1475 – Roma, Italia, 18 Febbraio 1564) la cui opera suggellò l’ascesa della dinastia medicea anche attraverso l’arricchimento monumentale del contesto sacro. Una struttura articolata che assunse nel tempo molteplici funzioni, espressione del legame tra la Famiglia Medici e la città di Firenze.

Giuseppe Bezzuoli, Firenze, Italia, 28 Novembre 1784 – Firenze, Italia, 13 settembre 1855

Sailko, Basilica di San Lorenzo, Firenze, Italia, CC BY 2.5

Cosimo I de’ Medici e la diffusione della memoria iconografica dell’evento funebre

Dal 1550 il potere assolutistico di Cosimo I de’ Medici (Firenze, Italia, 12 Giugno 1519 – Firenze, Italia, 21 Aprile 1574) ebbe conseguenze tali da influire sul rapporto tra la Famiglia Medici e la stessa Basilica. Quando il governo pose Firenze nella prospettiva politica degli altri Stati europei, la Basilica di San Lorenzo non fu più soltanto il luogo della testimonianza personale e locale della famiglia ma diventò teatro di sontuosi apparati funebri e funerali di Stato, celebrati anche “in effigie”.

Jacopo Carucci o Pontormo, Cosimo I de’ Medici, 1538 circa, tempera su tavola, Al. 100,9 x La. 77 cm. Collezione Privata

Jacopo Carucci o Pontormo, Pontorme, Empoli, Firenze, Italia, 24 Maggio 1494 – Firenze, Italia, 1° Gennaio 1557

Molte testimonianze ricostruirono momenti d’importanza decisiva della tradizione che vide unite la storia della Basilica di San Lorenzo e la committenza della Famiglia Medici, dal corredo musicale ai “libri figurati” destinati a diffondere la memoria iconografica dell’evento funebre. La Basilica veniva addobbata internamente e sulla facciata esterna con apparati scenografici, creati appositamente o assemblati, per allestire uno spazio commemorativo provvisorio che, in quelle occasioni, trasformava il luogo sacro in un teatro dove personaggi e attori onorassero l’apoteosi del defunto. Un palcoscenico celebrativo  destinato non solo all’attenzione del pubblico fiorentino ma anche a quello delle corti europee, attente osservatrici dei magnifici Medici. Queste celebrazioni diventarono molto più frequenti e monumentali, quasi un’identificazione dell’importanza del personaggio con la ricchezza dell’apparato funebre. (Moreni D., Pompe funebri celebrate nella Basilica di San Lorenzo, Firenze 1827. Domenico Moreni (1763-1835) fu canonico di San Lorenzo dal 1797).

Le due fasi della cerimonia funebre dei sovrani, scandite tra l’esposizione del cadavere, la sua traslazione alla sepoltura e le esequie solenni, si svolgevano nell’assoluta magnificenza e in necessaria convivenza con aspetti più pratici e meno splendidi delle funzioni: le rasce nere attorte in sontuosi panneggi, alcuni scheletri apposti come memento mori e il “bruno” (nero) d’obbligo. 

Agnolo Bronzino, Cosimo I de’ Medici, dopo il 1545, olio su tavola, Al. 74 x La. 58 cm. Galleria degli Uffizi, Firenze, Italia

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

Alcuni particolari della esumazione dei resti della Famiglia Medici nel 1857

Nel 1813, anno di pubblicazione di un testo di Domenico Moreni (Firenze, Italia, 12 Agosto 1763 – Firenze, Italia, 13 Marzo 1835) dedicato alle cappelle medicee, la Granduchessa di Toscana Maria Anna Bonaparte Baciocchi, detta Elisa (Ajaccio, Francia, 3 Gennaio 1777 – Trieste, Italia, 7 Agosto 1820) visitando il complesso Laurenziano, rimase tristemente colpita dalle condizioni in cui si trovavano le sepolture dei Medici. (Moreni D., Delle tre sontuose cappelle medicee situate nell’Imperiale Basilica di San Lorenzo, Firenze 1813)

Joseph Boniface Franque, Elisa Bonaparte Baciocchi, 1812, olio su tela, Posizione non identificata 

Joseph Boniface Franque (Buis les Baronnies, Francia, 1774 – Napoli, Italia, 1833) 

[…] aveva osservato con dispiacere del suo cuore sensibile, l’indecenza, con la quale erano tenute le casse o depositi, che conservano gli avanzi e le ceneri degli antichi sovrani della Toscana nei sotterranei di detta Cappella ed aveva concepito il pensiero di collocare in una maniera degna della loro gloria i detti avanzi […] […] veduta la pianta e il disegno, veduta la relazione […] considerando che conveniva riparare all’indecenza […] i detti avanzi posti in casse di legno nella massima parte sfasciate e ammontate alla rinfusa in una stanza umida, ed impropria […] (Archivio Storico del Comune di Firenze, Mairie di Firenze 1813, Filza IV di lettere ed altri affari dell’Interno, anno 1813, c. 6.)

Joseph Dorffmeister, Ferdinando III d’Asburgo Lorena, Granduca di Toscana, 1797, olio su tela, Al. 105 x La. 94 cm.

Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria 

Joseph Dorffmeister, Sopron, Ungheria, 16 Marzo 1764 – Livorno, Italia, 1806/1814

Elisa Bonaparte Baciocchi osservò la sistemazione delle casse contenenti i resti dei Medici, data da Ferdinando III d’Asburgo Lorena (Ferdinando Giuseppe Giovanni Batista, Firenze, Italia, 6 Maggio 1769 – Firenze, Italia, 18 Giugno 1824) che, da provvisoria, si protrasse fino al 1857. Per riparare a tale situazione, apportando le necessarie e più decorose modifiche affinché fosse data una degna sistemazione ai resti della nobile famiglia, venne stanziata una considerevole somma che desse seguito alla deliberazione di realizzare nuove casse di legno affinché le diverse sepolture avessero… 

[…] quell’ordine cronologico che gli era dovuto ed approvandosi i loro rispettivi nomi, giorno di morte, acciò questo potesse servire a rammentare tanto ai nostri che ai forestieri che continuamente vanno a vederla quanto deve la Toscana a sì Illustre Famiglia. (Archivio Storico del Comune di Firenze, Mairie di Firenze 1813, loc. cit.)

Luigi Passerini Orsini de’ Rilli e il contributo alla Ricognizione delle salme 

Purtroppo però, come accadde nel 1791, per una serie di motivi, le casse contenenti le salme dei Medici rimasero ancora a lungo nel ricetto in cui Ferdinando III le aveva accatastate. Nel 1857 anche il genealogista Luigi Passerini Orsini de’ Rilli (Firenze, Italia, 31 Ottobre 1816 – Firenze, Italia, 13 Gennaio 1877) Direttore dell’Archivio di Stato ed Antiquario Granducale, incaricato della Ricognizione delle salme dei Granduchi, provvisoriamente sistemate in uno spazio tra le due scalinate della cripta, non riuscì a portare a termine questo proposito. La richiesta di pubblicazione del Processo Verbale del 1857 poté essere realizzata soltanto nel 1888 da Sommi Picenardi che predispose un elenco sommario delle fonti: un risultato che si raggiunse con una serie di contributi. L’intero racconto della Ricognizione incaricata nel 1857 dal Granduca Leopoldo II, può essere ricostruita attraverso una documentazione complessa in cui però è possibile individuare alcuni momenti importanti.

Da Febbraio a Novembre 1856 iniziarono le operazioni preliminari, partendo dall’analisi della documentazione, per redigere l’elenco di coloro che avrebbero dovuto essere stati sepolti in San Lorenzo. Vennero poi costruite nuove casse e predisposto il nuovo contesto. Dal 18 al 25 Settembre 1857 furono aperte le vecchie casse, identificati i cadaveri e fatta copia dei preziosi di cui non esistesse già copia nel Medagliere Pubblico. Infine, nel Marzo 1858, si procedette all’inumazione.

Il Corredo Funebre come chiave interpretativa per l’identificazione delle salme

[…] Avevamo davanti a noi una quantità di casse ammassate in piccolo lurido ricetto l’una sopra dell’altra e senza che sapessimo qual cadavere vi fosse racchiuso, lo che non poteva risultare che dall’apertura delle medesime […] […] Di 50 casse che abbiamo aperte, ventidue erano state precedentemente dischiuse e private degli oggetti preziosi che contenevano: alle quali dobbiamo ancora aggiungerne ancora due che durante il governo francese vennero qui trasferite, nelle quali nulla è stato rinvenuto, che avesse pregio […] […] da alcuni tubi furono sottratte le iscrizioni che contenevano, che da altre casse furono tolte e ammassate sul pavimento le lastre di piombo che contenevano il nome e la biografia del defunto, che pure si è reso necessario di rimettere al loro posto.

 

Autore Sconosciuto, Luigi Passerini Orsini de’ Rilli, 1861 Il Parlamento del Regno d’Italia 

Ora io attendo ulteriori istruzioni per quello che debba farsi e dei corpi e degli oggetti preziosi trovati con quelle; oggetti che provvisoriamente ho presi in deposito presso di me facendone diligente inventario a fine di non lasciarli esposti all’altrui avidità finché le casse non siano definitivamente chiuse e sigillate. Insieme con il Cav. Baccani abbiamo studiato un progetto per la definitiva tumulazione di quei cadaveri in modo decoroso e conveniente che provvede al tempo istesso alla conservazione dei medesimi ed alla bellezza delle celle funerarie e le unisco una notula in cui sono scritti i nomi da deporsi, corrispondenti ai numeri indicati nella pianta che Le verrà sottoposta dal Cav. Baccani e in ciò fare abbiamo cercato di tener quell’ordine logico che ci suggeriva la cronologia non meno che il legame di sangue […] (Biblioteca Nazionale Centrale Firenze, Carte Passerini, 165, ins. 1, cc.4-7. La lettera, indirizzata all’Avvocato Regio, porta la data del 25 Settembre 1857).

Luigi Passerini utilizzò il corredo funebre come chiave interpretativa per l’identificazione delle salme in caso di assenza dell’iscrizione o di altri segni di riconoscimento e si impegnò a redigere un inventario di questi oggetti preziosi. (Biblioteca Nazionale Centrale Firenze, Carte Passerini, 165, ins. 1, c.30 r.).

Abito funebre di Cosimo I de’ Medici: Giubbone, Manifattura fiorentina, 1574, Museo della Moda e del Costume. Palazzo Pitti, Firenze, Italia

Abito funebre di Cosimo I de’ Medici: Cappa Magna dell’Ordine S. Stefano Manifattura fiorentina, 1574

Museo della Moda e del Costume Palazzo Pitti, Firenze, Italia

Dopodichè non vi risultando più casse da esaminare, si è portata la nostra attenzione sui cadaveri che erano rimasti indeterminati per stabilire a chi avessero appartenuto. Fu facile il conoscere che quello posto sotto il n. 1 fosse il cadavere di Cosimo I: l’essere vestito da Gran maestro di S. Stefano, cioè da Granduca, n’era bastante indizio poiché si erano trovate le salme di tutti gli altri sovrani accertate con le iscrizioni. E ce ne convinse l’aver letto nel Diario del Settimanni che il corpo di Cosimo era stato sepolto con giubbone di raso rosso e con calze intere all’antica di panno dello stesso colore, appunto come lo è il presente cadavere; abbenchè mancassero e la croce di rubini e lo scettro d’argento e i fornimenti d’oro allo stocco che, al dire di quella cronaca, erano stati posti presso il suo corpo.

Nella Scheda: Stato di Conservazione – […] non restano che le ossa con poca pelle ad essa aderente; quella in specie del capo, che ha tuttora attaccati i capelli, siccome sui labbri e sul mento scorgonsi i baffi e la barba che è rossiccia e frammista con peli bianchi […] coperto dalla Cappamagna di seta […] e vestito al di sotto di un giubbone di raso rosso con calze intere di panno dello stesso colore […] Il cranio […] è coperto da un berretto di velluto nero […]

Nella Scheda: Corredo – Sul petto posa una spada infranta, col pomo di metallo dorato e parimente spezzato, e dentro il fodero, di velluto lacero, sono riposti un piccolo coltello ed un punteruolo col manico di ferro indorato […] Cosmus Medices Magnus Dux Etruriae I hic situs est. Natus III Idus Iunii an. MDXIX. Obiit XI Kal. Mai. An. MDLXXIV Ossa Cosmi I Magni Etruriae Ducis

L’Abito Funebre di Cosimo I, preziosa testimonianza per il costume cinquecentesco

Gli abiti di sepoltura di Cosimo I costituirono una rara e preziosa testimonianza per gli studi del costume cinquecentesco. Giunsero nel 1983 nel Museo del Costume di Palazzo Pitti a Firenze e furono sottoposti a un complesso intervento di restauro durato dieci anni e curato da studiosi di livello internazionale. L’intervento permise ricostruire il Giubbone in raso rosso, di foggia semplice privo di guarnizioni pregiate, e recuperare la Cappa Magna dei Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano, di cui Cosimo I fu fondatore e Gran Maestro. Sul mantello, realizzato in gros de Tours marezzato écru, risaltavano la croce dell’Ordine, un tempo color rosso acceso e i lunghi cordoni con nappe di seta.

L’ascesa di Cosimo I al potere segnò, per la famiglia Medici e per Firenze, un ritorno d’immagine nel panorama europeo. Anche la moda diventò “instrumentum regni” per la capacità di veicolare contenuti che il vestimento era in grado di comunicare. Con il consolidamento del potere politico d’oltralpe, e in Italia, nacque la moda di corte: esibita nelle feste e nei corteggi in modo teatrale con straordinari apparati scenografici. La moda maschile si avvarrà di decorazioni vistose con tagli che consentano un gioco cromatico dato dalla sovrapposizione di stoffe di colori diversi. A corte la potenza militare divenne elemento di prestigio da dover ostentare. Cosimo I venne seppellito con le armi bianche e la cappa, elementi che dichiaravano l’uomo politico, il capo militare e il campione di fede creatore di un ordine cavalleresco ispirato ai Cavalieri di Malta. 

L’Abito Funebre di Eleonora di Toledo e un monile di Buon Augurio

Eleonora di Toledo, nata Donna Leonor Álvarez de Toledo y Osorio, nacque ad Alba de Tormes, in Spagna, nel 1522 e morì a Pisa, in Italia, il 17 Dicembre 1562. Sposò Cosimo I de’ Medici per procura a Napoli il 29 Marzo 1539. Gli sfarzosi festeggiamenti per la celebrazione del rito nuziale si svolsero nella Basilica di San Lorenzo a Firenze Domenica 29 Giugno. Nel 1549, dopo dieci anni di matrimonio molte gravidanze e il dolore per la morte di troppi figli piccoli, Eleonora decise di trasferirsi nella zona di Oltrarno, più lontano dal centro cittadino, sperando di poter migliorare il proprio stato di salute e quello della sua famiglia.

 

 

Joachim Camerarius, Cvm Pvdore, Laeta Foecvnditas. Me beat et forma et numerosa copia prolis, ut sim matronis dulcis imago bonis

Joachim Camerarius, detto il Giovane, Norimberga, Germania, 6 Novembre 1534 – Norimberga, Germania, 11 Ottobre 1598

https://archive.org/details/joachimicamerari141came/mode/2up

Il motto che suo marito scelse per lei fu CVM PVDORE LAETA FOECVNDITAS raffigurato da una pavoncella che ripara i suoi piccoli sotto le ali. Un uccello noto per la sua bellezza ma anche per la fertilità, scelto per affermare il suo senso materno determinato e sicuro. Eleonora amò il suo popolo e lo aiutò elargendo denaro ai più poveri, aiutando le fanciulle a formarsi una dote e sostenendo il piccolo clero. Si attorniò di animali domestici quali cani, gatti e pappagalli. Ebbe una vera e propria passione per i gioielli che indossò e fece indossare ai suoi figli sopra gli abiti raffinati che fece realizzare per lei e per loro facendo unire nella fattura caratteristiche della moda italiana e di quella spagnola del tempo, resa ancor più preziosa dall’oro, dalle perle e dalle pietre preziose. Nell’Ottobre del 1562, noncurante dei dottori che le consigliarono di stare a distanza dalle zone in cui era diffusa la malaria poiché da tempo soffriva di emorragie polmonari, si mise in viaggio con il marito e tre dei suoi figli, Giovanni, Garzia e Ferdinando, per raggiungere la Spagna. Durante una sosta Garzia e Giovanni morirono con la febbre molto alta e lei spirò dopo un mese a Pisa.

Agnolo Bronzino, Eleonora di Toledo e Giovanni di Cosimo I de’ Medici, 1444/1445, olio su tavola, Al. 115 x La. 96 cm.

Gallerie degli Uffizi, Firenze, Italia

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

Il corpo della Principessa, posto sotto il n. 5,  fu attribuito ad Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I. Ci furon di criterio per determinarlo la ispezione del cranio e delle altre ossa fatte dal Professor Luigi Paganucci e dal Dottor Bernardino Tarugi, i quali ambedue assicurarono essere questi resti appartenuti a persona morta in età superiore ai 30 anni, ma non vecchia […] Morì Eleonora poc’oltre i 40 anni, e nessuna delle altre Principesse Medicee che qui fosse potrebbero essere seppellite raggiunge i suoi lustri. […] Il vestiario del tempo, la rete di oro che conteneva i capelli che scorgesi in tutti i ritratti della Eleonora, i capelli del colore di quei che ritrasse il Bronzino nella effigie della Principessa che resta nella Galleria degli Uffizi, finalmente l’atto solenne del 1791 che constatava tra i depositi Medicei la esistenza del corpo della Eleonora furono le ragioni che ci portarono alla piena convinzione del nome della donna di cui in quella cassa si contenevano i resti. 

Dall’inventario di L. Passerini apprendiamo che la cassa di Eleonora di Toledo, era stata violata e mancante di qualsiasi iscrizione, tanto che venne identificata…

[…] dall’ispezione medica fatta sulle ossa […] Le ricche vesti foggiate secondo la moda della metà del secolo XVI, e più alcune treccie di capelli di color biondo tendente al rosso, attorte da una cordicella d’oro e simili in tutto a quelli dipinti dal Bronzino nel ritratto di questa Principessa […] ne porsero certezza per stabilire l’identità del cadavere […]  

Agnolo Bronzino, Eleonora di Toledo, 1543, olio su tavola, Al. 59 x La. 46 cm. Národní Galerie v Praze, Repubblica Ceca

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

È curioso notare che L. Passerini, nell’inventario degli oggetti preziosi ritrovati nelle tombe medicee, non nomina i gioielli che Eleonora di Toledo indossava. Questi vennero successivamente recuperati durante l’esumazione del 1945 e oggi esposti nella Galleria degli Argenti di Palazzo Pitti a Firenze (aa.vv., I gioielli dei Medici, cit., pp. 64-67). In un ritratto eseguito da A. Bronzino conservato nella Nàrodni Galerie di Praga la mano destra di Eleonora, posta sotto il seno a simboleggiare la fedeltà coniugale, indossa al dito mignolo uno dei gioielli con cui fu sepolta.

Anello in oro giallo con tracce di smalto e pietra d’Onice incisa. Montatura di Oreficeria fiorentina 1539-1543. Intaglio di Arte romana I-II Secolo d.C. 

Collezione Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti, Firenze, Italia   

Si tratta di un anello in oro giallo finemente cesellato che presenta un cerchio a nastro che si congiunge a un castone di forma ovale, ornato sul retro da un fiore a cinque petali. Nel castone è montato un intaglio in nìccolo (da onychĭnus “di onice”) di epoca romana raffigurante due mani destre congiunte sormontate da due cornucopie e da un vasetto di foggia antica su cui poggia un uccello dalle zampe lunghe e sottili, dalla lunga coda e dal becco ricurvo, identificabile con un pappagallo. Lo strato superiore della pietra è di color bigio-ceruleo chiaro, quello inferiore è nero con toni bruni. A. Bronzino raffigura Eleonora con uno “sguardo senz’anima” poiché non è la sua femminilità a dover essere rappresentata, ma la Duchessa di Firenze vestita di tessuti preziosi e gioielli sontuosi. Esattamente questo doveva essere il messaggio, nessuno avrebbe avuto il diritto di conoscere o di interrogarsi sull’animo della Duchessa.

Anello in oro giallo con tracce di smalto e pietra d’Onice incisa. Montatura di Oreficeria fiorentina 1539-1543. Intaglio di Arte romana I-II Secolo d.C. 

Collezione Tesoro dei Granduchi, Palazzo Pitti, Firenze, Italia   

Il monile è tra i pochi esempi di oreficeria profana dell’età di Cosimo I de’ Medici marito di Eleonora di Toledo. L’anello fu sicuramente un dono di Cosimo a Eleonora, risalente a un periodo prossimo a quello del loro matrimonio. Lo dimostra la singolare iconografia della pietra. Fin dall’antichità il motivo delle cornucopie associato a quello delle due mani intrecciate, il cosiddetto dextrarum iunctio, fu un simbolo nuziale e più in generale un emblema di buon augurio, di unione e fedeltà. Si può supporre che proprio in virtù del suo particolare valore affettivo, Eleonora chiese di essere seppellita con quel gioiello.

Un anonimo cronista riporta che nella tomba di Eleonora di Toledo vennero trovate delle forbici per togliere i gioielli:

“Tali gioielli sfuggirono ai profanatori dello scorso secolo la cui presenza appare, tuttavia, certa anche se in questa tomba non hanno dimenticato, come hanno fatto in altra, la documentazione della loro sacrilega profanazione, lasciandovi, cioè, un paio di forbici di foggia antiquata che dovettero servire alla loro trista bisogna” (Il mattino dell’Italia centrale, dom. 21.IX.1947).

Agnolo Bronzino, Eleonora di Toledo con il figlio Francesco I de’ Medici, 1549 circa. Palazzo Reale, Pisa, Italia

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

Nella Scheda: Stato di Conservazione – […] Le ricche vesti, foggiate secondo la moda della metà del secolo XVI, e più alcune treccie di capelli color biondo tendente al rosso, attorte da una cordicella d’oro […] La veste che lo ricuopre, non poco lacera, è di raso bianco, lunga fino a terra e riccamente ricamata a gallone nel busto, lungo la sottana e nella balza da piè; e sotto questo primo vestito ne è un altro di velluto color chermisi. Dello stesso colore sono le calze di seta, nere le scarpette di pelle, ma lacere […]

Agnolo Bronzino, Eleonora di Toledo, 1560, olio su tavola, Al. 86,4 x La. 65,1 cm. National Gallery of Art, Washington, Stati Uniti 

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

 Fotografia di Kaho Mitsuki, Abito funebre di Eleonora di Toledo

 Museo della Moda e del Costume. Palazzo Pitti, Firenze, Italia

L’Abito Funebre di Don Garzia de’ Medici e un amuleto contro il malocchio

Don Garzia de’ Medici nacque a Firenze, in Italia, il 5 Luglio 1547 e morì a Pisa, in Italia, il 6 Dicembre 1562 a soli 15 anni. Settimo figlio di Eleonora di Toledo e Cosimo I de’ Medici.

Scuola di Agnolo Bronzino, Don Garzia de’ Medici, 1549 – 1550 circa, olio su tavola, Al. 48 x La. 38 cm. Museo del Prado, Madrid, Spagna

Al tempo in cui venne eseguita l’opera non vi era un vero e proprio interesse per la rappresentazione dei bambini per cui l’Autore, pur rappresentando Garzia con il suo aspetto infantile, lo dipinge con la stessa posa distante e impassibile degli adulti nei ritratti di Corte a Firenze. L’artista non incoraggia chi osserva, con espressioni o gesti, a vedere nel soggetto ritratto un bambino ma a osservare l’erede del Ducato di Toscana. Lo status è rappresentato dalla sontuosa giacca di seta rossa e oro riccamente ornata da piccole perle applicate ai ricami a fili dorati sul colletto e sui polsini. Indossa una lunga collana d’oro a doppia maglia ritorta che stringe con la mano destra e protende in avanti per porre in evidenza un amuleto usato per scongiurare il malocchio, a forma di una arpia appoggiata su un corno da cui pende una pietra preziosa. Le donne di Napoli usavano amuleti con arpie o sirene per proteggersi durante la gravidanza, quindi è probabile si tratti di un regalo della madre o del nonno Pedro de Toledo, Vicerè di Napoli. Nella mano sinistra tiene un fiore d’Arancio simbolo della purezza e dell’innocenza della sua giovane età.

Abito funebre di Don Garzia de’ Medici: Giubbone con braconi, Manifattura fiorentina 1562. Museo della Moda e del costume. Palazzo Pitti, Firenze, Italia 

Nella Scheda: Stato di Conservazione – […] Il cadavere dell’infelice giovanetto trovammo ridotto in ossa, con un berretto di velluto sul teschio. È vestito di un giubbetto di raso rosso ornato di piccole righe fatte con filo d’oro, e su quello ha una sopraveste con maniche, composta della medesima stoffa e ornata di velluto dello stesso colore. I calzoni sono fatti secondo il costume spagnolo, ma le striscie, che un dì furono legate insieme, vi pendono scucite. Le calze sono consunte; delle scarpe non resta che il suolo. Nella medesima cassa furon trovati dei frammenti di un altro corpo […]

Archivio Digitale. Documentazione Fotografica del Restauro degli abiti funebri di Cosimo I, Eleonora e Garzia de’ Medici

Nell’Archivio Digitale sarà possibile prendere visione della Documentazione fotografica che testimonia le fasi di conservazione degli abiti di sepoltura di Cosimo I de’ Medici, della consorte Eleonora di Toledo e del figlio Don Garzia. Un progetto articolato e complesso sia per l’aspetto esecutivo che per il lascito fotografico della Documentazione. A conclusione dell’intervento di conservazione, durato 10 anni, il lavoro è proseguito affinché l’intero corpus delle fotografie (circa 4000 diapositive 35 mm a colori) fosse catalogato e digitalizzato per consentirne la libera consultazione.

https://web.archive.org/web/20110511080852/http://archiviomedici.costume-textiles.com/

Bia de’ Medici e il Medaglione come testimonianza di un rapporto affettivo

Bianca de’ Medici detta Bia nacque a Firenze, in Italia, nel 1537 circa e morì a Firenze, in Italia, il 1° Marzo del 1542. Il padre Cosimo I de’ Medici non rivelò mai chi fosse la madre.

Agnolo Bronzino, Bia di Cosimo I de’ Medici, 1542 – 1545 ?, olio su tavola, Al. 63,3 x La. 48 cm. Gallerie degli Uffizi, Firenze, Italia

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

Fu la primogenita del Granduca, prima che salisse al trono, ma visse comunque nella Corte Ducale con Eleonora, la nonna paterna Maria Salviati a cui veniva spesso affidata e pare nutrisse una simpatia particolare per lei, insieme ai discendenti legittimi. Il padre le fu molto affezionato e la fece ritrarre da A. Bronzino con un bellissimo abito bianco allusivo al suo nome e alla purezza della sua tenera età, con i gioielli che testimoniassero il suo status in una immagine dolce e raffinata di una bambina che si trattiene in posa seduta ma carica di quella vivacità che la fa apparire pronta ad alzarsi con slancio per andare a giocare. Al collo Bia, otre al filo di perle, indossa una catena e un medaglione d’oro giallo che raffigura il profilo di Cosimo I come appare in un ritratto di Pontormo (Jacopo Carucci, Jacopo da Pontormo, Empoli, Firenze, Italia, 24 Maggio 1494 – Firenze, Italia, 1° Gennaio 1557). Della stessa maglia d’oro è fatta la cintura alla quale è attaccato un pomander. Il blu lapislazzuli dello sfondo contribuisce a mettere in evidenza il luminoso incarnato del volto e il lieve accenno delle labbra a un sorriso.

Pontormo, Cosimo I de’ Medici, 1537, olio su tavola, Al. 48 x La. 31 cm. https://www.wga.hu/html/p/pontormo/3/15cosimo.html

Pontormo, Jacopo Carucci, Jacopo da Pontormo, Empoli, Firenze, Italia, 24 Maggio 1494 – Firenze, Italia, 1° Gennaio 1557

Nel 1542 Cosimo I si recò con Bia ad Arezzo, città nei possedimenti fiorentini. La bambina, abituata a viaggiare spesso con il padre, durante il ritorno si ammalò con una febbre che, alzandosi velocemente e persistendo, la condusse rapidamente alla morte. Il duca addoloratissimo ne fece realizzare la maschera mortuaria in gesso, registrata nel 1553 nell’Inventario in cui compare per la prima volta anche il riferimento al ritratto di Bia dipinto da A. Bronzino, di cui parla Giorgio Vasari ne Le Vite.

La Poetessa Laura Battiferri di Urbino

Laura Battiferri “onor d’Urbino” nacque a Urbino, in Italia, il 13 Novembre 1523 e morì a Firenze, in Italia, il 3 Novembre 1589.

Agnolo Bronzino, Laura Battiferri, 1550, olio su tavola, Al. 83 x La. 60 cm. Collezione Loeser, Palazzo Vecchio, Firenze, Italia

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

Fu poetessa e appassionata di letteratura che, dopo essere rimasta vedova, sposò in seconde nozze il 17 Aprile 1550 l’Architetto – Scultore Bartolomeo Ammannati (Settignano, Firenze, Italia, 15 Giugno 1511 – Firenze, Italia, 13 Aprile 1592). La sua fama a Firenze negli anni sessanta è testimoniata da Giorgio Vasari che, nell’edizione de Le Vite la cita nella biografia di una scultrice, tra le donne famose delle humanae litterare (Le Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori, a cura di R. Bettarini e P. Barocchi, Firenze S.P.E.S., già Sansoni, 1966-1987 – EBOOK http://memofonte.accademiadellacrusca.org/capitolo.asp?ID=203).

Agnolo Bronzino, Laura Battiferri. Particolare, 1550, olio su tavola, Al. 83 x La. 60 cm. Collezione Loeser, Palazzo Vecchio, Firenze, Italia

Agnolo Bronzino o Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

A. Bronzino volendo rappresentare della Donna le profonde virtù morali e d’intelletto realizza un’immagine in cui i versi scritti sulle pagine di un libro, tenuto aperto verso chi osserva, sono perfettamente leggibili. Così facendo lega nel ritratto la Pittura e la Poesia come elementi rappresentativi del personaggio. I sonetti sono tratti dal Canzoniere del Petrarca e rispecchiano il carattere inflessibile di L. Battiferri a cui l’Artista, a lei legato da profonda amicizia, dedica amorevolmente la propria pittura curata in ogni dettaglio. Descrive con minuzia l’abito semplice, un modello fiorentino degli anni trenta, il raffinato colletto della camicia, ma soprattutto la avvolge con un delicatissimo velo posato sull’acconciatura che le si posa morbido sulle spalle per poi essere puntato sul petto. Anche gli ornamenti sono essenziali, la sottile catenina e un piccolo anello all’anulare della mano sinistra unendosi agli altri particolari, le conferiscono un nuovo decoro fondato sulla semplicità e sulla misura che ne rispecchiano il valore intellettuale.

Angiolo Bronzino, Laura Battiferri. Particolare, 1550, olio su tavola, Al. 83 x La. 60 cm. Collezione Loeser, Palazzo Vecchio, Firenze, Italia

Angiolo Bronzino o Agnolo Tori detto il Bronzino, Monticelli di Firenze, Italia, 17 Novembre 1503 – Firenze, Italia, 23 Novembre 1572

L. Battiferri è ritratta di profilo e, pur trattandosi di una scelta anacronistica rispetto alla ritrattistica del tempo, gli permette di creare un collegamento con Dante ponendo in evidenza l’importante naso adunco somigliante a quello del Poeta con cui inserisce una chiara allusione alla sua levatura intellettuale. Il confronto è proposto rapportando il dipinto di A. Bronzino a un Ritratto allegorico di Dante di autore ignoto.

Pittore fiorentino del XVI Secolo, Ritratto allegorico di Dante, dopo il 1541 ?, olio su tavola, Al. 165,7 × La. 120 cm.

Washington, D.C., National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection, 1961.9.57.

Il naso di Dante e gli scritti di Petrarca consacrarono L. Battiferri Poetessa d’ispirazione petrarchesca fissata per sempre in un’immagine dipinta che, tradotta dalla maestria di A. Bronzino, è – pittura di corpo e anima – in grado di raccontare il personaggio con l’uso del colore e con l’inserimento, nel contesto dell’opera, di chiavi di lettura per approfondirne il racconto come mai la parola scritta avrebbe saputo fare.

EBOOK 

https://books.google.it/books?id=702IlHGGFyoC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

Nel 1560 la Poetessa pubblicò la raccolta poetica Il primo libro delle opere toscane dedicato alla Duchessa Eleonora di Toledo moglie di Cosimo I de’ Medici. La pubblicazione le permise di conquistare la stima dei contemporanei. Da Urbino, Roma e Firenze i suoi versi si diffusero in Europa. Parlerà in una logica obbediente a propri principi gerarchici e ad altri criteri. Il sonetto di apertura è per la Duchessa di Firenze e Siena, Eleonora di Toledo, a cui è dedicato il volume e per mezzo della quale la scrittrice opererà un inusuale rovesciamento a favore della figura femminile. Con un linguaggio colto e raffinato L. Battiferri si occuperà di politica, diplomazia, scriverà testi spirituali in cui parlerà di grazia, anima, peccato e misericordia divina. Linearità e limpidezza caratterizzeranno il contrasto tra bellezza terrena e voce divina, tra Vita e Morte e Morte che porta alla Vita.

Nasce la vita mia dal mio morire

(P. 21)

La Vita e la Morte saranno il motivo centrale di tutte le altre opposizioni che, oscillando tra sacro e profano con eleganza e determinazione, rinnovano il lessico di una Donna che dedica un libro a un’altra Donna ponendosi in una posizione più complessa rispetto a quella controriformistica che assunse pubblicamente. Molto interessante verificare, attraverso gli studi del Dott. Enrico Maria Guidi (Laura Battiferri degli Ammannati, I sette salmi penitentiali di David con alcuni sonetti spirituali, a cura di E. M. Guidi, Urbino, Accademia di Raffaello 2005) che “la posizione divergente della Battiferri non si può definire come ‘convinta’ eterodossa, ma piuttosto come quella di una persona che aveva respirato quella cultura”. Il tono riformato dei suoi testi e la corrispondenza scambiata con intellettuali non esattamente ortodossi, indicherebbero la frequentazione di esponenti politici e religiosi con i quali scambiò pensieri. Accolse le idee riformate della Duchessa che a sua volta condivise l’iniziale tolleranza di Cosimo I verso le diverse posizioni degli accademici, atteggiamento che scomparve con la necessità di acquisire l’appoggio del grande inquisitore Papa Pio V (Antonio Ghislieri Bosco Marengo, Alessandria, Italia, 17 Gennaio 1504 – Roma, Italia, 1° Maggio 1572) che lo incoronò Granduca di Toscana nel Gennaio del 1570 a Roma.

Strategie di Pittura e Poesia alla Corte di Cosimo I de’ Medici

A. Bronzino all’interno della Corte medicea rispose con la Pittura, rivalutando la Poesia, alle esigenze del contesto politico di Firenze. Con Cosimo I de’ Medici si instaurò per la prima volta una Corte sul modello di quelle europee che Eleonora di Toledo rese sempre più raffinata e formale. In questo sistema Pittura e Poesia diverranno uno strumento fondamentale di “propaganda politica” gestita dai duchi e a servizio delle loro precise e strategiche intenzioni di valorizzare la magnificenza dello stato esclusivamente con la pura rappresentazione esteriore. La stabilità politica sarebbe stata garantita dalla continuità del casato dei Medici. I Signori di Firenze seppero diffondere la memoria iconografica dei fasti gloriosi della Famiglia che contribuì con splendida munificenza, nobilitando i vivi e onorando la memoria dei defunti, alla diffusione dell’eccellenza delle arti e della cultura.

Un caro saluto

Elena Alfonsi

 

Bibliografia:

Geremicca A., Università degli Studi di Pisa. Facoltà di lettere e Filosofia. Scuola di Dottorato in Storia delle arti visive e dello spettacolo. Tesi in Storia delle Arti visive (L-ART/02; L-ART/04). “La dotta penna al pennel dotto pari”: poesia e pittura nell’arte di Agnolo Bronzino 

Kirkham V., Petrarchismo e storia europea: i sonetti alati di Laura Battiferra, in Civiltà italiana, University of Pennsylvania, Philadelphia

Lippi D., Illacrimate sepolture. Curiosità e ricerca scientifica nella storia delle riesumazioni dei Medici, Firenze University Press 2006

Zaffini C., Le Rime di Laura Battiferri Ammannati nel ms. 3229 della Biblioteca Casanatese. Struttura, motivi, questioni storico – filologiche. Accademia Raffaello Atti e studi, 2014