L’Umanità e la Bellezza della grande Vita Universale nell’Arte pulsante di Jean Delville

Jean Delville, La fine di un regno, 1893, olio su tela, Al. 87,5 x La. 58,5 cm. Collezione Privata

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Carissimi Amici di Alla fine dei conti 

Jean Delville nato Jean Libert (Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio 9 Gennaio 1953) pittore, scrittore, durante gli anni ’90 del 1800, in ambito artistico fu simbolista e il principale esponente del movimento idealista belga, uno dei fondatori oltre che primo segretario generale della Società Teosofica in Belgio dal 1911 al 1913. Ritenne che l’Arte, nella sua forma materiale di oggetto fisico reale, avrebbe dovuto essere l’espressione dell’Ideale o spirituale, fondata sul principio della Bellezza Ideale. Chi avesse contemplato opere in cui fosse stata manifesta la Bellezza Ideale sarebbe venuto a contatto indirettamente, attraverso il tramite, con una dimensione spirituale in grado di iniziarlo alla trasfigurazione. 

Jean Delville, Autoritratto 

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Sâr Joseph Aimé Péladan l’Esoterista

Insieme a Fernand Edmond Jean Marie Khnopff (Grembergen-lez-Termonde, Belgio, 12 Settembre 1858 – Bruxelles, Belgio, 12 Novembre 1921) J. Delville diede la più perfetta espressione del movimento religioso culturale noto come Rosa + Croce Cattolica del Tempio e del Graal fondato a Parigi nel 1890 da Joseph Aimé Péladan detto Joséphin Péladan (Lione Francia, 28 Marzo 1858 – Neuilly sur Seine, Francia, 27 Giugno 1918) scrittore, pittore ed esoterista francese.

Alexandre Séon, Studio per Sâr Joseph Aimé Péladan, 1892, Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi, Francia

Alexandre Séon, Chazelles-sur-Lyon, Francia, 18 Gennaio 1855 – Parigi, Francia, 5 Maggio 1917

Un personaggio originale ed eccentrico che si ritenne puro Cavaliere dello Spirito, in lotta con il suo tempo materialistico privo di sentimento religioso, e assunse il titolo di “Sâr”:“gran sacerdote” in lingua caldea.

 Kudurru, pietra miliare o cippo di confine che rappresenta Marduk-apla-iddina II con un suo vassallo. Staatliche Museen, Berlino, Germania

Si presentava come un discendente dei magi sacerdotali e per rafforzare questa impressione esotica indossava lunghe tuniche e acconciava i capelli scuri e la barba in modi che ricordassero gli antichi Assiri. Sostenne che la magia fosse l’arte della sublimazione dell’uomo e che la qualità di mago doveva restare segreta. Inebriato dal successo del suo Supremo Vice e dalla curiosità che suscitava nei salotti parigini, i suoi eccessi sartoriali fecero scalpore. Un contemporaneo, così lo descrisse: “Era profumato con i sette profumi d’Oriente corrispondenti ai sette pianeti, ma dominava l’eucalipto. Un ampio colletto di pizzo senza cravatta gli circondava il collo…” Galoin A.,“Le Salon de la Rose-Croix”, Histoire par l’image URL: http://histoire image.org/fr/etudes/salon-rose-croix

Alexandre Séon, Joseph Aimé Péladan, 1892 circa, olio su tela, Museo di belle arti di Lione, Francia

Alexandre Séon, Chazelles-sur-Lyon, Francia, 18 Gennaio 1855 – Parigi, Francia, 5 Maggio 1917

Rosa + Croce Cattolica del Tempio e del Graal

Tra gli artisti d’avanguardia che frequentavano il Salon vi erano molti tra i più noti attori, scrittori, e compositori di musica simbolisti. La dottrina di J. Péladan dell’Ordre de la Rose + Croix Catholique du Temple du Gral espone il significato e le connessioni di Simbolo, Mito, Mistero che riecheggiano nella scienza dell’occulto basata sulla triade dei significati e sul percorso interiore verso l’invisibile e l’infinito. Il motto dell’Ordine ad rosam per crucem, ad crucem per rosam” esortava l’arte a riacquistare il senso dell’ideale e la chiesa il senso della bellezza; la civiltà occidentale sarebbe stata altrimenti destinata a morire. 

 Péladan J., Introduzione alle scienze occulte, Roma, Atanòr, 1948

Così si esprime J. Péladan in INTRODUZIONE ALLE SCIENZE OCCULTE:

L’occulto non è una religione, una scienza o un’arte, ma la parte della religione della scienza e dell’arte, che l’antichità celava un tempo e la cui essenza sfugge ad una intelligenza comune: vale a dire la Triplicità di rapporti di cui ogni cosa è suscettibile. L’Occulto non è una dottrina, ma il metodo probatico applicabile a tutte le dottrine e che si chiama analogia; essa procede dall’uomo al mondo, dal visibile all’invisibile, dal finito all’infinito ed insegna all’iniziato a preparare l’eternità del suo spirito; poiché il divenire realizzerà il nostro ideale: noi non saremo che il nostro sogno e non otterremo che ciò che domandiamo.

Carlos Schwabe, Poster Litografico, Primo Salon Rose + Croix, 1892, acquerello

L’opera realizzata in toni di blu è un esempio di arte dei Rosa + Croce. Un rito di iniziazione di tre donne che ascendono verso la salvezza spirituale.

Carlos Schwabe, Altona, Germania, 21 Luglio 1866 – Avon, Seine-et-Marne, Francia, 22 Gennaio 1926

 Mistero e Inquietudine verso la Trascendenza Spirituale

La direzione intrapresa dagli artisti li avrebbe portati alla ricerca di una realtà interiore che permettesse la costruzione di un mondo magico e notturno inaccessibile ai non iniziati. Le rappresentazioni avrebbero evidenziato le vere aspirazioni e con queste sarebbero stati in grado di sottomettere e plasmare tutto ciò che li circondava e tentare di superare i limiti della natura per andare oltre. In J. Delville sin dalle prime opere era manifesta l’atmosfera carica di mistero e d’inquietudine. 

Jean Delville, Le Cycle des passions, 1890, gesso nero su carta, Al. 21 x  La. 33,2  cm. Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique Bruxelles, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

J. Delville fece inizialmente parte dell’ambiente simbolista belga movimentato da Octave Maus (Bruxelles, Belgio, 12 Giugno 1856 – Bruxelles, Belgio, 26 Novembre 1919) avvocato, scrittore e critico d’arte belga attivo animatore culturale e creatore di un’associazione artistica d’avanguardia La Libre EsthétiqueL’estetica libera, fondata a Bruxelles nel 1894.

Poster La Libre Esthétique, 1897

Gisbert Combaz o Ghisbert Combaz, Anversa, Belgio, 23 Settembre 1869 – Saint-Gilles , Belgio, 18 Gennaio 1941

La Libre Esthétique promosse l’internazionalizzazione dell’estetica contemporanea illustrando le variazioni, le ricerche e le deviazioni in Europa per stimolare giudizi critici sul suo sviluppo. Octave Maus e l’ambiente a lui collegato fecero di Bruxelles un vivace centro di cultura e un tramite fra l’Inghilterra e il continente. Un Simbolismo, quello belga, che accolse un passato primitivo e barbarico legando questo sentimento di revival al pensiero di fratellanza universale. 

Poster La Libre Esthétique, 1898

Gisbert Combaz o Ghisbert Combaz, Anversa, 23 Settembre 1869 – Saint-Gilles , Belgio, 18 Gennaio 1941

Ben presto, però, da questo clima internazionale ed eclettico J. Delville si allontanò, per privilegiare un’ambito di ricerca esclusivamente concentrato sul tutto ideale di Arte – Occultismo. Dopo aver aderito ai principi occultisti e divenuto Cavaliere della Rosa + Croce fondò nel 1894 un gruppo in Belgio. Promosse una teoria dell’Arte basata sull’unione di Bellezza Spirituale, Bellezza Plastica e Bellezza Tecnica per la purificazione dell’uomo. Un’Arte che fosse percezione visiva interdipendente con il mondo delle forze occulte e che solo l’iniziato potesse asservire.

 Parsifal: l’Azione Sacra in Scena

Così come Joseph Aimé Péladan, J. Delville ritenne che il cervello dell’uomo fosse un recettore e generatore di energia cosmica e nella testa fosse contenuta la massima concentrazione dell’energia vitale. Fu questo il motivo per cui realizzò opere in cui è rappresentata la sola testa di un soggetto.

Jean Delville,  Disegno per Parsifal, 1890, carboncino su carta, Al. 70,7 x La. 56 cm. Collezione Privata

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

“l’adepto completo può giungere a rendere se stesso un centro virtuale di energia radiante. Esso proietta nel mondo visibile le forme che la sua immaginazione ha costruito nell’invisibile per mezzo della materia cosmica inerte”

 Peladan J., Introduzione alle scienze occulte, Roma, Atanòr, 1948

Parsifal rappresenta il culmine della bellezza apollinea dell’androgino trasfusa nella rappresentazione dell’eroe velato in estasi colto nell’attimo successivo al bacio di Kundry, la “donna meravigliosamente demoniaco-terrestre”.

Franz Seraph Hanfstaengl, Wilhelm Richard Wagner, 1860

Franz Seraph Hanfstaengl, Baiernrain, Bad Tölz, Germania, 1º Marzo 1804 – Monaco di Baviera, Germania, 18 Aprile 1877 

Parsifal fu l’ultimo dramma musicale di Wilhelm Richard Wagner (Lipsia, Germania, 22 Maggio 1813 – Venezia, Italia, 13 Febbraio 1883) composto tra il 1877 e il 1882 che riporta l’attenzione al Graal.

Franz Seraph Hanfstaengl, Wilhelm Richard Wagner, 1871

Franz Seraph Hanfstaengl, Baiernrain, Bad Tölz, Germania, 1º Marzo 1804 – Monaco di Baviera, Germania, 18 Aprile 1877 

Uno dei massimi capolavori di un artista che seppe attuare in modo determinante il concetto di opera d’arte quale rivelazione di idee assolutamente superiori: il “dramma mistico”, la sua “opera d’addio al mondo”. Sacralizzato ed esaltato con coerenza e determinazione Parsifal è il dramma-musicale che Richard W. definì “sacro per eccellenza” la manifestazione del rituale sacro attraverso l’interpretazione di un simbolismo cristiano chiaro, anche se distante dall’epoca positivista in pieno sviluppo tecnologico.

Jean Delville, Parsifal, 1894, olio su tela, Al. 64 x La. 54 cm. MRBAB, Bruxelles, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Una formalizzazione della dimensione cristiana, ma che in realtà si riferisce a una dimensione del “sacro” più misteriosa e indefinita. L’espiazione avviene con l’incontro del puro-folle Parsifal con Kundry il cui bacio risveglia in lui la sofferenza che è quella del mondo: il male fatto alla civiltà da parte di una scienza in continua evoluzione che sacrifica l’essere umano. I luoghi dell’azione sono in armonia con l’interiorità di un eroe-passivo ingenuamente coinvolto in un atto che lo conduce alla conoscenza e alla tacita rinuncia per la propria redenzione. Parsifal ebbe un’influenza notevole sullo sviluppo della cultura d’Occidente. Sarà esaltato dall’intima bellezza del Simbolismo capace di suscitare tenera e appassionata ammirazione ma soprattutto acquisirà importanza eccezionale per aver anticipato gli studi di Psicoanalisi del Dott. Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud (Freiberg, Repubblica Ceca, 6 Maggio 1856 – Hampstead, Londra, 23 Settembre 1939) nel momento in cui Kundry insinua in Parsifal l’amore erotico quale compensazione del mancato amore materno: uno dei tranelli su cui si basa l’atto della seduzione.

«Il compito di salvare la religione spetta all’arte, la quale, impossessandosi dei simboli mitici autenticizzati dalla stessa religione, ne dà una rappresentazione ideale e ne fa trasparire la verità profonda.»

Wilhelm Richard Wagner,Religione ed arte (Religion und Kunst), 1880

Jean Delville, L’Angelo dello splendore, 1894, olio su tela, Al. 127 x La. 146 cm. MRBAB, Bruxelles, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

È nell’Angelo dello splendore, che J. Delville rappresenta l’evoluzione spirituale dell’anima. Il regno della materia è simboleggiato dai serpenti e dalle rose spinose in basso a destra della tela. La figura maschile, che tende le braccia verso l’alto e ha gli occhi rivolti al cielo, appartiene nella parte inferiore del corpo al regno materiale mentre la parte superiore è avvolta dalla luce delle pieghe fluide e velate dell’angelo femminile e incorporeo a cui tende. Molto al di sotto dei due corpi si stende un fitto paesaggio di cime appuntite e frastagliate di colore viola e oro che sorgono da un mare blu brillante.

Tristano e Isotta: la negazione della volontà di vivere

Nel Teatro dell’800 si sviluppa un’indagine sulla psicologia dei personaggi. Da un concetto esteriore di spettacolarità il Teatro giunge gradualmente alla scoperta dell’interiorità che ha il suo culmine in Tristano e Isotta, un’altra opera di Wilhelm Richard Wagner, capolavoro del Romanticismo tedesco e uno dei fondamenti della musica moderna. L’opera è la più interiorizzata e psicologica che sia mai stata creata poiché gli aspetti esteriori non assumono alcuna importanza: non è azione ma introspezione. I due personaggi non possiedono una concreta consistenza, risulta difficile persino immaginarli reali in quanto la loro apparenza fisica e il loro aspetto esteriore non traspare. Nel loro isolamento esistono soltanto l’uno per l’altra e comunicano attraverso altri personaggi perché, da figure inconsistenti, ciò che li caratterizza è solo il senso dell’amore infinito che reciprocamente provano. Rapito e coinvolto da questo vortice J. Delville rappresenta quell’amore che si realizza veramente e soltanto con la negazione della volontà di vivere, attraverso l’eros consumato fino all’annientamento e alla fusione degli amanti nel non-essere. Quest’annullamento è inevitabile e necessario, ed è l’unico punto di appagamento di un amore così grande.

Jean Delville, Tristano e Isotta, 1887, matita, gessetto nero, carboncino su carta, Al. 44,3 x La. 75,4 cm.

Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique Bruxelles, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

I temi di Amore e Morte sono legati alla tradizione iniziatica e alla trascendenza che J. Delville riteneva potesse essere raggiunta sia attraverso l’Amore che la Morte. La pratica dell’occulto, inoltre, infonde nelle sue opere un senso di ambiguità in immagini che tendono alla dimensione dell’assoluto. Sensualità e luminosità ultraterrene si avvolgono e la luce è il trascendimento di presenze misteriose e profondamente suggestive, di forme umane in eccitate spirali avvolgenti che rendono straordinarie sia le bellezze angeliche che quelle luciferine. 

Un’Estetica Misteriosa, Luminosa, Precisa

Jean Delville, L’Idolo della perversità, 1891, matita su carta, Al. 98,5 x La. 56,5 cm. Collezione Privata

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Nello spazio creato da  J. Delville i corpi si manifestano in apparizioni di luce o nell’aspetto sinuoso del serpente.

Da mistico J. Delville credette che la realtà visibile fosse solo un simbolo e che la vita degli esseri umani dovesse essere condotta per ognuno su uno di tre piani: il fisico (il regno dei fatti), l’astrale (o il mondo spirituale, il regno delle leggi) e il divino (il regno delle cause). Questi piani sarebbero stati gli unici significativi per un’esistenza superiore. Il materialismo era una trappola e l’anima avrebbe dovuto guardarsi dall’essere intrappolata dalle sue trappole … La reincarnazione era la via per raggiungere il livello più alto per coloro che perfezionavano la volontà e lo spirito attraverso l’iniziazione e la magia. Conciliò il suo interesse per l’occulto con il cristianesimo considerando il cattolicesimo in armonia con le leggi magiche: le forme esteriori di devozione nascondevano verità occulte. L’arte possedeva la capacità di elevare le persone dalla loro cecità.” “Pittura del XIX secolo: Jean Delville simbolista belga”, Boston College Digital Archive of Art.

Jean Delville, Mysteriosa o Ritratto di Madame Stuart Merrill, 1892, matita, pastello, matite colorate su carta, Al. 40 x La. 32,1 cm.

Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique Bruxelles, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

In Mysteriosa o Ritratto di Madame Stuart Merrill la giovane donna appare come una medium in trance con gli occhi rivolti verso l’alto. I radi capelli di colore rosso arancione, dall’attaccatura alta, sono penetrati dalla fluida luce astrale della sua aurea. I colori caldi che contornano il capo alludono ai piaceri terreni della passione e della sensualità, e le mani dalle dita sottili, affusolate, spettrali, trattengono dietro il mento appuntito un libro con un triangolo rivolto verso l’alto. Quel simbolo rappresenta l’idea della perfetta conoscenza umana raggiunta (come egli afferma) attraverso la magia, la Kabbalah e l’ermetismo. L’esoterismo, l’occultismo e lo spiritualismo negli ultimi decenni del XIX Secolo furono in Occidente la reazione al materialismo e all’ipocrisia dell’epoca, raggiungendo il massimo entusiasmo durante gli anni ’90 proprio con l’opera di J. Delville.

Jean Delville, Medusa, 1893, matite colorate, pastelli a cera, penna e inchiostro blu, pennello e vernice dorata e tempera blu, su grafite, su carta intessuta gialla, adagiata su cartoncino bianco, Al. 23,8 x La. 44,5 cm. ART INSTITVTE CHICAGO, USA

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Nell’accurata cura della costruzione pittorica egli esplorava il potenziale espressivo e decorativo della linea seguendo le proprie teorie e stabilendo, tra gli elementi dipinti, una corrispondenza che costituisse una fitta rete di rapporti simbolici anche se non sempre chiaramente intelliggibili.

Jean Delville, La fine di un regno, 1893, olio su tela, Al. 87,5 x La. 58,5 cm. Collezione Privata

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Sangue e fasto esaltano la scena di ambientazione orientale de La fine di un regno che racconta con, la testa mozza dell’Imperatrice incoronata, una rivolta a Bisanzio. 

Jean Delville, I tesori di Satana, 1895, olio su tela, Al. 258 x La. 268 cm.

Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique Bruxelles, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

In Tesori di Satana l’artista fu il primo a rappresentare il demonio sott’acqua. Il tesoro del diavolo giace nella fossa oceanica costituito da corpi nudi ammassati circondati da strani pesci, coralli, perle, gioielli e monete d’oro: gli oggetti simbolo di materialità e avarizia. Il signore degli inferi è potente ma è anche il seducente mostro che sovrasta i suoi beni e li domina con una chioma di capelli selvaggi, infuocati e imponenti tentacoli rossi al posto delle ali. Onde rosse fiammeggianti avvolgono come spire il suo braccio sinistro, mentre impera e trascina un fiume di donne e uomini incoscienti. I peccatori costituiscono una scia di carne resa con una miscela di rosa acidi, gialli e tocchi di verde, al di là della quale formazioni rocciose frastagliate sono esaltate da toni gialli, arancioni e marroni. La luce colpisce il mondo sottomarino governato da satana e si fonde con il colore dei corpi. Un abisso materiale, dominato dal signore del regno fisico, in cui quei corpi sono intrappolati dai loro stessi desideri: la sensualità, e l’attrazione per la ricchezza. Nessun dolore, nessuna agonia li attanaglia, appaiono inconsapevoli di essere sprofondati poiché esseri inferiori.

Ispirato dalla Teosofia

 Jean Delville, Autoritratto, 1904, carboncino su carta, Al. 58,9 x La. 58,9 cm.

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

L’esercizio al controllo di se stessi contro le tentazioni è per gli esoterici il primo passo verso l’iniziazione.

Jean Delville, L’Uomo Dio, 1900, olio su tela, Al. 500 x La. 500 cm. Groeninge Museum, Bruges, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Nel 1900 J. Delville aderì alla Società Teosofica. Di questo periodo sono alcune delle sue opere più grandi tra cui L’Uomo Dio. Ispirato dalla Teosofia e sempre sostenuto da una fervente immaginazione dipinse tele dai temi visionari e trascendentali. I venticinque metri quadrati che costituiscono questa tela sono una complessa e impressionante amalgama di figure umane in un racconto descrittivo in cui la disposizione delle membra rappresenta la sofferenza della vita. Atteggiamenti che dalla nascita alla morte ne descrivono le gestualità che accompagna i momenti più sofferti. I corpi nel passaggio, da distesi a retti, acquisiscono più coscienza e per questo sono rappresentati con le braccia alzate in direzione della luminosa figura dipinta con le sembianze di Cristo cosmico come figura di amore e redenzione che guida l’umanità verso il risveglio spirituale.

Jean Delville, Prometeo, 1907, olio su tela, Al. 500 x La. 250 cm. Libera Università di Bruxelles, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Prometeo è il Titano che la mitologia greca narra fu incatenato da Zeus alle rocce del Caucaso per aver osato donare agli uomini il sacro fuoco dell’Olimpo. Innumerevoli sono le metamorfosi di questo personaggio, dalla letteratura greca antica fino ai nostri giorni. Fra i personaggi che il mito greco ha trasmesso alla cultura occidentale nessuno possiede la versatilità di Prometeo. Da dio filantropo, benefattore dell’umanità, patrono delle arti e delle scienze a responsabile dell’allontanamento del genere umano da uno stato di grazia iniziale; ribelle Lucifero o messianico salvatore. J. Delville dà una versione esoterica del mito in cui un muscoloso Titano appare come un profeta portatore di luce rivelando con la fiamma stellata la condizione dell’umanità. Una visione antimaterialistica, del corpo che imprigiona l’anima e di un mondo avvolto dalle tenebre da cui è necessario liberarsi. Solo questa è la possibilità per divenire illuminati e ascendere verso il mondo dello spirito. Il padre degli iniziati, con la luce della conoscenza, è il rivelatore della verità teosofica che allontana l’oscurità in cui vivono gli esseri umani sgomenti per tanto splendore. A quest’opera si ispirerà il compositore e pianista russo Aleksandr Nikolaevič Skrjabin noto anche come Alexander Scriabin (Mosca, Russia, 6 Gennaio 1872 – Mosca, Russia, 27 Aprile 1915) per comporre il Poema Sinfonico Prometeo. 

Aleksandr Nikolaevič Skrjabin

Aleksandr Skrjabin ideò nel 1910 uno strumento musicale particolare per eseguire Prometeo o il Poema del fuoco: il Clavier à lumières (Luce).

Aleksandr Nikolaevič Skrjabin, Clavier à lumières, 1910

Clavier à lumières era uno strumento a tastiera elettrofono che produceva suoni puri per mezzo di un apparecchio elettrico che proiettava, a ogni nota suonata o cambio d’armonia corrispondente, un fascio di luce colorata. I colori corrispondevano agli stati d’animo evocati dalla musica e indicati dal compositore nello spartito secondo il fenomeno sensoriale e percettivo relativo a una contaminazione dei sensi nella percezione.

L’Arte come Forza Educativa Sociale

Jean Delville, La ruota del mondo, 1940, olio su tela, Al. 298 x La. 231,1 cm. Museo Reale di Belle Arti, Anversa, Belgio

Jean Delville, Lovanio, Belgio, 9 Gennaio 1867 – Bruxelles, Belgio, 9 Gennaio 1953

Negli ultimi anni in cui J. Delville dipinse, prima di essere costretto a smettere a causa di un’artrite paralizzante che non gli permise di muovere più la mano, continuò comunque a sottrarsi a una forma massiva di commercializzazione dell’arte. Considerò l’arte il mezzo per trasformare la società e arricchire la vita e lo spirito di chi sceglieva di amarla e di coglierne i messaggi. Scrisse:

“non ci sarà nulla che impedisca all’arte di diventare sempre più una forza educativa nella società, consapevole della sua missione. È tempo di penetrare nella società con l’arte, con l’ideale e con la bellezza. La società odierna tende a cadere sempre più nell’istinto. È satura di materialismo, sensualità e … commercialismo ‘. Delville J., “Le Principe Social de l’Art”, La Belgique Artistique et Littéraire , v. 7, aprile-giugno 1907, p. 39.  

Fu questo il motivo per cui preferì esporre opere concepite per una collocazione pubblica in luoghi in cui potessero essere viste da un pubblico più numeroso in funzione del ruolo sociale che ad essa attribuiva. Rimase un artista indipendente sia nella divulgazione delle proprie idee che della propria arte che considerò un impegno favorito dal suo straordinario potere espressivo. Attraverso lo studio del corpo umano, l’esaltazione della forma umana, dell’anatomia nelle più audaci articolazioni J. Delville, con lucidità e acume intellettuale, espresse i profondi concetti del valore dell’arte idealista. La sofferenza e l’angoscia della condizione di vita dell’uomo hanno attraversato tutto il suo studio che oggi potrebbe ulteriormente essere approfondito. Le connessioni tra la simbologia delle immagini sono la via alla percezione di quell’energia tangibile e inesauribile che continua a pulsare nelle opere di J. Delville. La sua scrittura, decifrabile a chi ha occhi puri capaci di vedere e non soltanto per guardare, potrà donare alla Vita l’armonico cammino verso le ultime orme.

Un caro saluto

Elena Alfonsi