La ricerca delle “Ombre del Sole”. L’estrema tensione verso la Morte nell’Arte simbolista

Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge, 1864 circa, olio su tela, Al. 206,4 x La. 104,8 cm. Metropolitan Museum of Art, New York, USA

Gustave Moreau, Parigi, Francia 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

i simbolisti attivi alla fine del 1800 si mossero dallo studio dei dipinti che caratterizzarono l’ultimo periodo della Confraternita inglese dei Pre – Raphaelite Brotherhood (PRB). Tra il 1849 e il 1850 alcune opere eseguite da tre giovani artisti William Holman Hunt, nome d’arte di William Hobman Hunt (Londra, Inghilterra, 2 Aprile 1827 – Londra, Inghilterra, 7 Settembre 1910), Sir John Everett Millais (Southampton, Regno Unito, 8 Giugno 1829 – Londra, Regno Unito, 13 Agosto 1896) e Dante Gabriel Rossetti, nato Gabriel Charles Dante Rossetti (Londra, Regno Unito, 12 Maggio 1828 – Birchington-on-Sea, Regno Unito, 10 Aprile 1882) costituì “l’avanguardia sperimentale” delle due principali rivoluzioni della seconda metà del Secolo.

Sir Edward Coley Burne Jones

L’esposizione dei dipinti realizzati dai tre fondatori della Confraternita e soprattutto di quelli di  Sir Edward Coley Burne Jones (Birminghan, Regno Unito, 28 Agosto 1833 – Londra, Regno Unito, 17 Giugno 1898), impressionò il pubblico colto e raffinato.

Sir Edward Coley Burne Jones, Amore tra le rovine, 1873 circa, acquarello, pittura a guazzo, gomma arabica su carta, Al. 96,5 x La. 152,4 cm. Collezione Privata 

Sir Edward Coley Burne Jones, Birminghan, Regno Unito, 28 Agosto 1833 – Londra, Regno Unito, 17 Giugno 1898

Decadenti e simbolisti furono attratti da alcune caratteristiche del tardo preraffaellismo: la sognante severità, l’enigmatica evanescenza, gli sguardi turbati che sembrano alludere a mondi insoliti oltre la realtà materiale. Ed è proprio la distanza dalla meschinità del reale, caratteristica attinta dalla Confraternita PRB, che penetrerà nella successiva espressività pittorica.

Sir Edward Coley Burne Jones, L’incantesimo di Merlino, 1874 circa, olio su tela, Al. 186 x La. 111 cm.

Galleria d’arte Lady Lever Port Sunlight, Merseyside, Inghilterra, Regno Unito

Sir Edward Coley Burne Jones, Birminghan, Regno Unito, 28 Agosto 1833 – Londra, Regno Unito, 17 Giugno 1898

I sostenitori dell’Art pur l’Art crearono “l’uomo estetico” interessato soltanto all’Arte, indifferente alla religione, alla moralità, ai principi politici e sociali. Arte e Bellezza insieme si originavano dal profondo sentimento di angoscia e di malessere provocato dal pessimismo che accomunava gli intellettuali inglesi, francesi e tedeschi. 

Sir Edward Coley Burne Jones, Re Cophetua e la domestica mendicante, 1884 circa, olio su tela, Al. 293,4 x La. 135,9 cm.

Tate Britain, Londra, Regno Unito

Sir Edward Coley Burne Jones, Birminghan, Regno Unito, 28 Agosto 1833 – Londra, Regno Unito, 17 Giugno 1898

Una Malinconia pervasa da un penetrante senso di Morte

Il progresso e la nascente democrazia erano il pericolo di una concezione materialistica uniformante rappresentata dalla classe media e dall’esteticamente decadente benessere economico privo di spiritualità. Per questo si costituì un’élite che affermò un’assoluta e costante offerta di sé al sublime, allo stravagante, al poetico, in un’atmosfera di malinconia pervasa da un penetrante senso di Morte, poiché il rivolgersi al passato presupponeva il trattare ciò che era morto e non avrebbe più potuto rivivere. La teoria dell’Art pour l’Art si snoda attraverso le esperienze artistiche di fine secolo diffondendosi nelle confraternite che si formano dal 1900 e si estende, nella considerazione tacita dei propri professionisti appassionati, a nuovi seguaci aderenti al culto della bellezza.

Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge, 1864 circa, olio su tela, Al. 206,4 x La. 104,8 cm. Metropolitan Museum of Art, New York, USA

Gustave Moreau, Parigi, Francia 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

Joseph Aimé Péladan

Lo scrittore Joseph Aimé Péladan, detto Joséphin Péladan (Lione, Francia, 28 Marzo 1858 – Neuilly-sur-Seine, Francia, 27 Giugno 1918) nel 1888 fondò, insieme a Gérard Encausse (La Coruña, Spagna, 13 Luglio 1865 – Parigi, Francia, 25 ottobre 1916), esoterista e medico francese al tempo noto con lo pseudonimo di Papus, l’Ordine Cabalistico della Rosa – Croce: la prima società segreta francese fin de siècle.

Alexandre Séon, Joseph Aimé Péladan, 1892 circa, olio su tela, Museo di belle arti di Lione, Francia

Alexandre Séon, Chazelles-sur-Lyon, Francia, 18 Gennaio 1855 – Parigi, Francia, 5 Maggio 1917

Nel 1890, però, il pensiero più liberale e cattolico di J. Péladan rispetto a quello di Papus lo determinò a lasciare l’Ordine per fondare la propria setta: Rosa-Croce Cattolica del Tempio e del Graal. 

Gustave Moreau, Venere che sorge dal mare, 1866 circa, olio su tavola, Al. 55,5 x La. 44,5 cm. Museo d’Israele, Gerusalemme, Israele

Gustave Moreau, Parigi, Francia, 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

È evidente in queste parole la vicinanza di J. Péladan all’Art pour l’Art “la bellezza non conosce confini: non si può mai amare troppo la bellezza.”  ” Sacro è il vangelo della bellezza. Le idee di Platone, il pensiero cosmico, l’evasione dal mondo, Gotico e sogno sono amore universale e grande magia. Come l’uomo del Medioevo conquista una coscienza più alta sorretto dalla fede, così la sfera sociale sale e cresce fino a raggiungere l’universalità cosmica del divino e dell’arte”. Argan G. C. (a cura di), Il Revival, cit., in Fagiolo M., La cattedrale di cristallo, Milano, Mazzotta, 1974.

Gustave Moreau, L’apparizione, 1876 circa, acquarello, Al. 106 x La. 72,2 cm. Musée d’Orsay, Parigi, Francia

Gustave Moreau, Parigi, Francia, 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

Il Simbolismo prediligeva lo Spiritualismo, la concezione dell’artista come eletto al culto privilegiato dell’arte, appassionato dell’occulto e del soprannaturale, ma anche di inquietanti voluttà e malinconiche contemplazioni delle visioni della mente. Il pensiero è aristocratico e si oppone all’accademismo.

“il valore estetico di un’opera d’arte è sempre inversamente proporzionale al numero di persone che riescono a comprenderla” De Wyzeva T., Notes sur la peinture wagnerienne, in “Revue wagnerienne”, Parigi 1866.

La realtà è rinnegata per la creazione di un universo parallelo autosufficiente, artificiale, un ideale teatro della mente da cui nasce il movimento simbolista che nelle opere di G. Moreau “appare” in un tempo indefinito, in uno spazio d’invenzione dove l’antico è immaginario. Oggetti preziosi e simboli creano una realtà inesistente come l’attività psichica del sogno.

George Albert Aurier

Autore ignoto, George Albert Aurier, noto anche come Gabriel Albert Aurier, 1890 circa, Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi, Francia

Fu il giovane critico d’arte francese George Albert Aurier, noto anche come Gabriel Albert Aurier (Châteauroux, Francia, 5 Maggio 1865 – Parigi, Francia, 5 Ottobre 1892), scrittore di numerosi testi d’arte che affrontarono con spirito acuto e spregiudicato i principali movimenti artistici a lui contemporanei, tra cui il Simbolismo, che in un articolo apparso sul “Mercure de France” nel 1891 dal titolo Le Symbolisme en peinture. Paul Gauguin, stabilì le norme da non trasgredire nell’opera d’arte, evidenziando quanto sia raro e prezioso essere artisti. 

Gustave Moreau, Salomè danza davanti a Erode, 1876 circa, olio su tela, Al. 143,5 x La. 104,3 cm.  

Hammer Museum of Art, Los Angeles, California, USA

Gustave Moreau, Parigi, Francia, 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

Joris Karl Huysmans

Joris Karl HuysmansOblato laico dell’Ordine Sancti Benedicti, nato Charles-Marie-Georges Huysmans (Parigi, Francia, 5 Febbraio 1848 – Parigi, Francia, 12 Maggio 1907) con A Rebours, (Controcorrente), scrisse quella che sarà considerata la “bibbia dei decadenti”.

François Frédéric Boissonnas, Joris Karl Huysmans

François Frédéric Boissonnas, Ginevra, Svizzera, 18 Giugno 1858 – Ginevra, Svizzera, 17 Ottobre 1946

Un’opera il cui principio è la ricerca del raro e del perverso, di colori, profumi, tessuti, letteratura, pittura, una raccolta esauriente dei temi e delle figure più amate da decadenti e simbolisti.

Gustave Moreau, Saffo, 1893, olio su tela, Al. 85 x La. 67 cm. Museo Gustave Moreau, Parigi, Francia

Gustave Moreau, Parigi, Francia, 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

Il protagonista Des Esseintes, incarna la mentalità decadente di dandy colto e raffinato che desiderava “scampare lontano dalla pacchianeria di un tempo stupido e gretto come il suo” ” Così si era proposto di non ammettervi che una pittura squisita, essenziale, che bagnasse le sue radici in un antico sogno, s’alimentasse d’un’antica corruzione, ignara del nostro tempo, ignara dei nostri costumi. Per pascervi occhi ed anima, aveva voluto delle opere suggestive che lo trasportassero in un mondo sconosciuto, gli aprissero nuove prospettive, gli squassassero i nervi con incubi complicati, con spettacoli gelidi e atroci”.

Gustave Moreau, Giove e Semele, 1894/1895, olio su tela, Al. 213 x La. 118 cm. Museo Gustave Moreau, Parigi, Francia

Gustave Moreau, Parigi, Francia, 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

“Des Esseintes si domandava da chi potesse derivare un’artista come quello; un pagano mistico, un visionario come Moreau, capace di astrarsi dal mondo al punto da vedere in piena Parigi sfolgorante le crudeli visioni, le fantasmagoriche apoteosi delle età defunte”. 

Gustave Moreau, Giove e Semele. Particolare, 1894/1895, olio su tela, Al. 213 x La. 118 cm. Museo Gustave Moreau, Parigi, Francia

Gustave Moreau, Parigi, Francia, 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

“la verità era che Gustave Moreau non derivava da nessuno: senza vero maestro, senza possibili scolari, egli restava unico nell’arte contemporanea. Col rifarsi all’alba delle stirpi, alle origini delle mitologie dalle quali riaffrontava e scioglieva i cruenti enimmi; col riunire col fondere in una sola le leggende venute dall’estremo oriente e trasformate dalle credenze degli altri popoli, egli giustificava l’architettura composita, le mescolanze lussuose ed inattese di stoffe, le ieratiche e sinistre allegorie dei suoi quadri: prodotto d’una inquietudine e d’una nevrosi tutta moderna.

Gustave Moreau, Suzanne e i vegliardi, 1895 circa, olio su tela, Al. 81  x La. 66 cm. Collezione Privata

Gustave Moreau, Parigi, Francia, 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile 1898

“Egli restava l’artista costituzionalmente tormentato, ossessionato dai simboli delle perversità e degli amori sovrumani, degli stupri divini consumati senza abbandoni e senza speranze”.

Gustave Moreau, Dalila, 1896, olio su tela, Al. 81,2 x La. 65,4 cm. Museo de Arte de Ponce (MAP), Las Américas, Ponce, Puerto Rico, USA

Gustave Moreau, Parigi, Francia 6 Aprile 1826 – Parigi, Francia, 18 Aprile, 1898

“Emanava dalle sue opere disperate e dotte, un incanto singolare, una malia che rimescolava nel profondo” “Si restava sbalorditi, sconcertati e pensosi davanti a quell’arte che varcava i limiti della pittura; toglieva in prestito all’arte dello scrivere le sue più sottili evocazioni”.

Tra il 1885 e il 1890 il movimento Simbolista, per lottare contro il materialismo, si accostò all’occultismo e sostenne la nascita di riviste iniziatiche, organi ufficiali di confraternite gestite da “magi”, occultisti e satanisti.

Eliphas Lévi

Eliphas Lévi, pseudonimo di Alphonse Louis Constant (Parigi, Francia, 8 Febbraio 1810 – Parigi, Francia, 31 Maggio 1875) fu il più famoso occultista e studioso di esoterismo dell’Ottocento, le cui ricerche influenzarono profondamente gli artisti dell’epoca per la complessità della sua concezione e il suo profondo sentimento della bellezza.

Autore sconosciuto, Eliphas Lévi, 1864 – Il Pentagramma di Eliphas Levi, figura del microcosmo, formula magica dell’Uomo 

E. Lévi stabilì un rapporto preciso fra le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e i 22 Trionfi dei tarocchi, da lui definiti “Arcani maggiori” indicando queste figure come fondamentali per la comprensione di tutti gli antichi dogmi religiosi ed estendendo il concetto delle carte come chiave mistica. 

Michael Anthony Eardley Dummett

Il Filosofo inglese Michael Anthony Eardley Dummett (Londra, Regno Unito, 27 Giugno 1925 – Oxford, Regno Unito, 27 Dicembre 2011) noto studioso della storia dei giochi di carte e in particolare dei tarocchi nota che – l’intero movimento occultista moderno sorge – dal libro – Dogme et rituel de la Haute Magie – scritto da E. Lévi tra il 1855 e il 1856, un’opera dedicata all’analisi delle più diverse branche dell’esoterismo antico e moderno che egli definì Occultismo. (trad. it. in 2 voll. Il Dogma dell’Alta Magia e Il rituale dell’Alta Magia, Atanor, rist. 1991). E. Lévi affermò di essere stato il primo a – aver scoperto intatta e ancora sconosciuta questa chiave di tutte le dottrine e tutte le filosofie del vecchio mondo…senza i tarocchi – e aggiunse – la Magia degli antichi è un libro chiuso -. (Michael Dummett, The Game of Tarot: from Ferrara to Salt Lake City, Duckworth, 1980).

I Tarocchi nati tra Ferrara e Mantova

M. Dummett colloca l’origine dei tarocchi nella zona tra Ferrara e Mantova nell’Italia del XV Secolo. La sua analisi delle fonti storiche suggerisce che le interpretazioni occulte e divinatorie dei tarocchi furono sconosciute fino al XVIII Secolo.

Tarocchi del Mantegna, I pianeti, le sfere celesti, Dio, Carta A 44, Sole, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

La dinastia dei Gonzaga di Mantova, con un’abile politica d’immagine unì i simboli dei miti antichi con le comunicazioni elaborando un vasto repertorio simbolico di stemmi e imprese che, come i tarocchi, attinge nell’inconscio collettivo. Alla seconda metà del 1400 appartengono due serie di incisioni italiane che furono inizialmente attribuite ad Andrea Mantegna (Isola di Carturo, Padova, Italia, 1431 – Mantova, Italia, 13 Settembre 1506). In relazione a questa attribuzione vennero definite i Tarocchi del Mantegna, anche se oggi recenti studi ipotizzano che la loro la creazione sia da ascrivere a due artisti ignoti.

Tarocchi del Mantegna, I principi cosmici e le sette virtù, Carta B 37, Giustizia, The Cleveland Museum of Art, Ohio, USA

Si tratta di cinque sequenze di dieci carte segnate e numerate con cinquanta figure che si collegano alla città di Mantova per la tradizione che lega la loro invenzione alla cerchia di Papa Pio II, nato Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini (Corsignano, Pienza, Italia 18 Ottobre 1405 – Ancona, Italia, 14 Agosto 1464), durante il soggiorno a Mantova in occasione del Concilio che aprì il 1° Giugno 1459. Esse si identificano “con il “Gioco del Governo del Mondo”, ipotesi affascinante che trova il suo fondamento nella complessità teologica di questi tarocchi, le cui serie formano una scala simbolica che, secondo le speculazioni filosofiche di Dante e Tommaso d’Aquino, sale dalla terra al cielo partendo da Dio, la prima causa che governa il mondo, fino alle più umili creature”. (Giovannoni G., Mantova e i tarocchi del Mantegna, Casa del Mantegna, Provincia di Mantova, Canneto S/Oglio, 1993).

Anna Katharina Emmerick

Alla fine del 1800 si diffuse anche lo Spiritismo a cui probabilmente G. Moreau non fu estraneo. Il profondo interesse per l’occulto parrebbe poter essere confermato dai molti volumi della sua biblioteca appartenenti sia a E. Lévi  che alla monaca cristiana e mistica tedesca  Anna Katharina Emmerick (Coesfeld, Germania, 8 Settembre 1774 – Dülmen, Germania 9 Febbraio 1824) investita da straordinari segni soprannaturali e virtù spirituali.

Gabriel Cornelius Max, La vergine estatica Anna Katharina Emmerick, 1885, olio su tela, Al. 84,5 x La. 67,6 cm.

Collezione Schack, Monaco di Baviera, Germania   

Gabriel Cornelius Max, Praga, Germania, 23 Agosto 1840 – Monaco di Baviera, Germania, 24 Novembre 1915 

La veggente venne beatificata da Giovanni Paolo II (Wadowice, Polonia, 18 Maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 Aprile 2005) il 3 Ottobre 2004. La sua vita fu segnata da un forte legame di sofferenza con il dolore degli uomini del suo tempo. Amava ripetere quella che fu la sua maggiore grazia spirituale – Tutti portiamo anche il dolore degli altri -Significativo fu l’incontro con lo scrittore Clemens Maria Brentano, pseudonimo di Clemens Wenzeslaus Brentano de La Roche (Ehrenbreitstein, Germania, 9 Settembre 1778 – Aschaffenburg, Germania 28 Luglio 1842), che rimase con lei per sei anni dal 1818 fino alla morte per raccogliere le testimonianze delle sue visioni che successivamente pubblicò.

Gabriel Cornelius Max, La Veggente di Prevorst, 1892, olio su tela, Al. 99 x La. 132 cm. Galleria Nazionale di Praga, Repubblica Ceca

Gabriel Cornelius Max, Praga, Germania, 23 Agosto 1840 – Monaco di Baviera, Germania, 24 Novembre 1915 

 A. Emmerich affermò che in Cimitero di fronte alle tombe percepiva luce o tenebre a seconda che l’anima di quel defunto si trovasse in Paradiso o all’Inferno: davanti ad alcune tombe diceva di provare gioia e percepire una forte luce, di fronte ad altre invece provava forte tristezza e sgomento per il nero che esse emanavano.

Gabriel Cornelius Max, Anna Katharina Emmerick, 1895, olio su tela, Al. 84 x La. 67 cm.

Gabriel Cornelius Max, Praga, Germania, 23 Agosto 1840 – Monaco di Baviera, Germania, 24 Novembre 1915 

Nelle teorie esoteriche e occultiste l’arte divenne espressione essenziale dell’anima creando mondi ideali suggestivi e onirici , trasfigurando la realtà in un oltre evocato magicamente. L’artista è colui che celebra la bellezza attingendo alle scienze occulte,  considerate uno dei principi fondamentali dell’arte, e alle fonti del mito e del mistero. Ma la ricerca del sublime arriverà a trasformare la religione in satanismo, l’eros in perversione, la donna in sacerdotessa di riti crudeli o vampira e, in alcuni casi, a un compiacimento dell’orrore, del blasfemo e della volgarità. 

John Keats e La Belle Dame sans Merci

Tra gli autori che corromperanno gli assunti del sublime, il poeta inglese John Keats (Londra, Regno Unito, 31 Ottobre 1795 – Roma, Italia, 23 Febbraio 1821) nel 1819 scrisse la ballata La Belle Dame sans Merci (La bella dama senza pietà) in cui un cavaliere d’armi e una donna bella e crudele vivono un incontro intriso di enigmi e di Morte.

John William Waterhouse, La bella dama senza pietà, 1893, olio su tela, Al. 112 x La. 81 cm. Hessisches Landesmuseum Darmstadt, Germania

John William Waterhouse (Roma, Italia, 6 Aprile 1849 – Londra, Regno Unito, 10 Febbraio 1917) 

Il testo racconta di un cavaliere d’armi che nei prati incontra una signora bellissima, figlia di una fata, con lunghi capelli ma con occhi selvaggi. La fa montare sul suo cavallo e lei lo conduce alla grotta degli elfi dove rende principi e re suoi schiavi, così come accadrà al malcapitato cavaliere.

Sir Frank Bernard Dicksee, La Belle Dame sans Merci, 1901 circa, olio su tela, Al. 137,2 x 188 cm.

Bristol Museum & Art Gallery, Bristol, Regno Unito

Sir Frank Bernard Dicksee, (Londra, Regno Unito, 27 Novembre 1853 – Londra, Regno Unito, 17 Ottobre 1928)

Félicien Joseph Victor Rops il Malefico

Per l’esposizione del malefico colui che più si distinse fu Félicien Joseph Victor Rops (Namur, Belgio, 7 Luglio 1833 –Essonnes, Francia 3 Agosto 1898). In lui vi era un’unione di diabolico, erotico, pornografico. 

Félicien Joseph Victor Rops, Les Sataniques. Satana semina zizzania, 1882, acquatinta, Al. 27,5 x La 18 cm.

Musée provinciale Félicien Rops, Namur, Belgio

Félicien Joseph Victor Rops (Namur, Belgio, 7 Luglio 1833 – Essonnes, Francia 3 Agosto 1898)

L’incisione fa parte di una serie eloquente dell’opera di F. Rops che si riferisce alla parabola della zizzania del Vangelo secondo Matteo 13,24-30, tra le immagini più discusse della sua copiosa produzione.

Félicien Joseph Victor Rops, Pornocrates , Pornokratès , La dame au cochon o La dama con il maiale, 1878 

gouache, pittura ad acquerello, pastello su carta, Al. 75 x La. 48 cm. Musée provinciale Félicien Rops, Namur, Belgio

Félicien Joseph Victor Rops (Namur, Belgio, 7 Luglio 1833 – Essonnes, Francia 3 Agosto 1898)

Pornocrates è considerato il lavoro più noto di F. Rops. Raffigura una donna bendata e coperta da pochi accessori, che ne esaltano la nudità e tiene con un sottile filo, a simboleggiare un guinzaglio, un maiale con la coda color oro. Sopra l’animale tre putti alati,“Tre amori – amori antichi – svaniscono in lacrime” (Lettera di Félicien Rops a H. Liesse, 1879), si allontanano volando dalla visione di quell’orrore. F. Rops dipinse la donna del suo tempo, una femme fatale seducente, spietata e assertiva. Lei e il maiale sono posti sopra una superficie decorata da un fregio che presenta le allegorie di Scultura, Musica, Poesia e Pittura, rese da figure maschili pensierose, probabilmente disturbate dalla diffusione di una produzione pittorica che esalta l’erotismo e la sensualità dei decadenti ponendosi contro l’arte accademica.

L’India di Gustave Le Bon nelle opere di Gustave Moreau

Oltre all’Occultismo un’altra fonte da cui i simbolisti attinsero temi furono le scoperte archeologiche e le meravigliose pubblicazioni geografiche illustrate presenti anche nella biblioteca di G. Moreau. Il suo esotismo onirico che arricchisce le opere più “fantasmagoriche” fu alimentato soprattutto dall’osservazione di un bellissimo libro illustrato scritto dallo Psicologo e Antropologo Gustave Le Bon (Nogent-le-Rotrou, Francia,  7 Maggio 1841 –Marnes-la-Coquette, Francia, 13 Dicembre 1931).

Gustave Le Bon, Les Civilisations de l’Inde. Copertina, 1887

Gustave Le Bon, Les Civilisations de l’Inde, Una illustrazione. 1887

Link per la consultazione di alcune immagini del Libro

 https://www.catawiki.it/l/39163825-gustave-le-bon-les-civilisations-de-l-inde-1887

G. Moreau evidenziò l’importanza dell’India quale centro mistico degli intellettuali e dell’esotismo asiatico che distolse l’attenzione dalle antichità della Grecia e nello stesso periodo gli eruditi raccolsero e adattarono le saghe nordiche, le mitologie germaniche, le leggende del sovrano della Britannia nei secoli VI e VII: Re Artù.

Sir Edward Coley Burne Jones, L’ultimo sonno di Artù ad Avalon, 1898, olio su tela, Al. 279,4 x La. 650,2 cm.

Museo d’Arte di Ponce,Ponce, Porto Rico USA

Sir Edward Coley Burne Jones, Birminghan, Regno Unito, 28 Agosto 1833 – Londra, Regno Unito, 17 Giugno 1898

Sir Edward Coley Burne Jones, L’ultimo sonno di Artù ad Avalon. Particolare, 1898, olio su tela, Al. 279,4 x La. 650,2 cm.

Museo d’Arte di Ponce, Ponce, Porto Rico, USA

Sir Edward Coley Burne Jones, Birminghan, Regno Unito, 28 Agosto 1833 – Londra, Regno Unito, 17 Giugno 1898

Alexandre Séon e lo studio sulla figura della Fata

Interessante ed evoluto è lo stile di un artista che approfondì una ricerca sulla figura della Fata. Alexandre Séon (Chazelles-sur-Lyon, Francia, 18 Gennaio 1855 – Parigi, Francia, 5 Maggio 1917) conobbe Joséphin Péladan nel 1892 ed entrò a far parte del suo movimento artistico vicino al simbolismo e all’esoterismo e, con il prevalere dell’elemento fantastico, ne illustrò numerose pubblicazioni.

Alexandre Séon, Il Pensiero, senza data, Museo di Belle Arti di Brest, Francia

Alexandre Séon, Chazelles-sur-Lyon, Francia, 18 Gennaio 1855 – Parigi, Francia, 5 Maggio 1917
 
Le opere dei simbolisti furono conosciute attraverso il lavoro dei Salon, delle Gallerie d’Arte, dei critici d’arte, dei letterati e per merito degli studi dei teorici che affermarono la vita propria del Simbolo capace sia di diffondere una misteriosa influenza all’insieme dell’opera, sia di superarne la totalità per spingersi oltre. Il viaggio nell’Oltre, nella formulazione dei significati e del legame di Simbolo, Mito, Mistero è espresso dalla dottrina di Joseph Aimé Péladan e in quella occulta, in un percorso interiore verso ciò che non si vede e l’infinito. Questi artisti attivi alla fine dell’800 ricercarono una realtà contro l’incertezza del presente che fosse inaccessibile a non adepti. Vollero costruire un mondo magico, notturno, con un disegno nitido ricco di sensazioni materiche raffinate e preziose, di colori mai visti prima allo scopo di evocare l’inconsueto. Questo il motivo per cui essi si collocano tra la continuità illimitata dell’universo e la consapevolezza dell’esistenza della Morte, tra la bellezza assoluta e la certezza della trasformazione del corpo. Nella ricerca delle “ombre del sole” protagonista indiscussa di quest’Arte “ça va sans dire” è la figura della Morte. 
 
Un caro saluto
 
Elena Alfonsi