Vincent Willem van Gogh. La mano ribelle e il desiderio di una pittura empatica e sentimentale

Vincent Willem van Gogh, Farfalla testa di morto o Piccolo pavone di notte, Maggio 1889, olio su tela, Al. 33,5 x La. 24,5 cm.

Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

farsi carico di una persona gravemente malata, durante le fasi di una malattia o nella fase terminale della vita, è un compito molto arduo. Anzitutto perché i familiari, nella maggior parte dei casi, non hanno le competenze che permettano loro di agire  per andare concretamente incontro alle reali necessità del malato, poi perché, quando accade di trovarsi all’improvviso a seguire persone che soffrono, i ritmi e i rapporti sociali vengono sensibilmente sconvolti.

Di fronte a questo scenario, che si ripete da sempre nella storia dell’uomo, non potrà continuare a sembrare privo di senso approfondire ricerche che permettano di reintegrare il pensiero della Morte nella Vita attraverso diverse competenze. Il nostro punto di vista continuerà a valorizzare le opere d’Arte che renderanno sempre possibile mettere in evidenza gli artisti e i lavori che, ben oltre le intenzioni consapevoli, ci permettano di affrontare con serietà il problema anche da questa angolazione. Le opere d’Arte verranno lette con metodologia interpretativa e come ricerca del valore dell’operare artistico ma, in questo caso, soprattutto come utili strumenti per riflettere sulla gestione sia delle implicazioni psicologiche, che riguardano il meccanismo dei fenomeni mentali e affettivi, sia su quelle esistenziali al fine di acquisire consapevolezza sulla Morte e il morire.

Arles

“Sto lavorando come un forsennato” [594/473]

Nell’Aprile del 1888 Vincent Willem van Gogh (Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890) così scrisse al fratello Theodorus van Gogh, Theo (Zundert, Olanda, 1° Maggio 1857 – Utrecht, Paesi Bassi, 25 Gennaio 1891). In seguito, nel Novembre dello stesso anno, gli espresse la grande stanchezza psichica e fisica che lo stava travolgendo.

“Continuo ad avvertire l’esigenza di produrre e questo impulso mi spossa mentalmente e fisicamente” [717/557]

La sua attività pittorica, protratta e convulsa, sarà la causa del ricovero all’Ospedale di Arles.

Vincent Willem van Gogh, Granchio sul dorso, Gennaio-Febbraio 1889, olio su tela, Al. 38 x La. 46,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

La rappresentazione di un grande granchio capovolto posato sull’erba esprime la profonda stanchezza interiore di V. van Gogh. Più voci hanno considerato la natura morta come possibile interpretazione della riflessione sulla propria situazione esistenziale o sul destino e il bene comune dell’umanità.

Vincent Willem van Gogh, Campo con fiori vicino ad Arles, Maggio 1888, olio su tela, Al. 54 x La. 65 cm.

Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Alla ricerca di una scrittura pittorica individuale

Definito un vagabondo sarà portato a distruggere in sé tutto ciò che avrebbe potuto essere utile alla società, con una persistenza ostinata e talvolta rabbiosa contro quello che dà alla vita stabilità e durata. Annienterà se stesso continuando ad agire come se volesse asportare da sé ciò che lo accomunava agli altri. Uno degli esempi più dolorosi della disperazione della vita di un artista che, attraverso il colore, la sintesi e la deformazione, dipinse una silenziosa protesta tragica, una rivendicazione dei valori dell’uomo raccontati da immagini con cui scrisse di rapporti e relazioni.

Vincent Willem van Gogh, Cortile dell’Hotel Dieu, antico Ospedale di Arles, Aprile 1889, olio su tela, Al. 73 x La. 92 cm.

Collezione Oskar Reinhart Am Römerholz, Winterthur, Svizzera

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Dell’Ospedale di Arles riportò l’immagine che poteva vedere dalla stanza che occupava al primo piano dell’edificio. V. van Gogh registrò silenzioso il suo stato d’animo di prigioniero per necessità in un luogo in cui, comunque, il colore delle aiuole fiorite illumina l’opera infondendo serenità allo sguardo di chi osserva. Alti pioppi, privi di fronde, delimitano ai lati lo spazio fiorito imponendosi anch’essi come prigionieri privati della libertà. Egli non si sente libero e, da uomo vivo come i fiori e le piante che abitano quella porzione di terreno, soffre da quella posizione dell’oppressione claustrofobica data dalle pareti dell’edificio che impediscono lo sguardo verso lo spazio all’aria aperta.

Vincent Willem van Gogh, Dormitorio dell’Hotel Dieu, antico Ospedale di Arles, Aprile 1889, olio su tela, Al. 73 x La. 92 cm.

Collezione Oskar Reinhart Am Römerholz, Winterthur, Svizzera

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Guardando all’interno, nel grande stanzone adibito a dormitorio, ai lati dell’ampia corsia riporta con minuzia il susseguirsi dei letti divisi dalle tendine. In fondo al lungo corridoio la porta d’accesso è sormontata da un grande crocifisso, punto in cui convergono le linee prospettiche, ma soprattutto, motivo religioso di un evidente rigore e forza morale. Le suore e i malati convivono nello spazio in quasi totale isolamento, dove i più sono disposti attorno alla stufa posta al centro della composizione. A sinistra vi è una sedia vuota di color giallo, molto simile ad altre dipinte da V. van Gogh. Probabilmente si tratta della sua, quella in cui sedeva e da cui si è alzato per dipingere quest’angoscia di solitudine e dolore.

Saint Rémy

Purtroppo, dopo essere stato dimesso dall’Ospedale di Arles, gli attacchi epilettici di cui soffriva continuarono e, nel Maggio del 1889, si fece volontariamente ricoverare in un ospedale psichiatrico vicino a Saint – Rémy.

Vincent Willem van Gogh, Autoritratto, 1889, olio su tela, Al. 65 x La. 54 cm. Museo d’Orsay, Parigi, Francia

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Durante il primo periodo del suo ricovero volontario non era autorizzato a lasciare la clinica a causa del rischio troppo alto di un nuovo collasso nervoso. La reclusione non fu un problema avendo la possibilità di dipingere, per cui la sua fonte d’ispirazione fu l’ambiente che lo circondava, i personaggi che lo abitavano, se stesso. Come molti artisti V. van Gogh dipinse sé stesso per rispondere ad alcune domande con una ricerca diretta a trovare

“una somiglianza più profonda di quella ottenuta dal fotografo”.

Più volte scrivendo al fratello Theo rifletté sulla difficoltà di conoscere sé stessi, di ritrarsi, di riuscire a ottenere con l’autoritratto, come alcuni grandi artisti del passato, non solo una riproduzione della propria immagine naturale ma la rivelazione. È questa l’immagine di un uomo alla ricerca di sé, dai lineamenti severi ed emaciati, vestito di verde e d’azzurro e contrapposto agli stessi colori che, però, a differenza delle pennellate che forgiano il modello, muovono lo spazio circostante in piccoli vortici di olio a rappresentare un turbinio allucinatorio. 

Vincent Willem van Gogh, Ritratto di un paziente, 1889, olio su tela, Al. 32,5 x La. 23,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Fu il suo medico curante, il Dott. Peyron, a permettergli di continuare a dipingere e, perché potesse farlo, Théo affittò un’altra camera all’interno dell’Istituto che venne adibita ad atelier. Trasse dalla frequentazione del giardino della clinica l’immagine di una farfalla notturna che pensò fosse chiamata farfalla testa di morto per le sue caratteristiche. 

Vincent Willem van Gogh, Falena dell’Imperatore, Maggio 1889, olio su tela, Al. 33,5 x La. 24,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

“Ieri ho disegnato una grande farfalla notturna, abbastanza rara che viene chiamata farfalla testa di morto, con magnifici colori leggeri, nero, grigio, bianco sfumato con un riflesso rosso (o che in qualche modo tende al verde oliva); è molto grande. per poterla dipingere avrei dovuto ucciderla e mi dispiaceva, talmente era bella” [778/592]

Per questo motivo, per completare l’opera, dipinse la farfalla basandosi su un disegno dettagliato.

Vincent Willem van Gogh, Farfalle e papaveri, Maggio 1889, olio su tela, Al. 34,5 x La. 25,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

La rappresentazione della natura si confermò fonte d’ispirazione non più soltanto con i vasti paesaggi ma anche con opere su una scala più intima: nature morte influenzate dall’Arte giapponese che amava. In questo caso il close-up di fiori e insetti è tipico del Giappone, come la mancanza di profondità e l’asimmetria compositiva.

Vincent Willem van Gogh, Rose, Maggio 1889, olio su tela, Al. 33,5 x La. 24,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

“Da quando sono qui, il giardino selvaggio con grandi alberi di pino tra i quali crescono le erbacce alte e non curate, assieme a ogni specie di pervinca, mi ha dato abbastanza lavoro.” [778/592]

Vincent Willem van Gogh, Sottobosco, Luglio 1889, olio su tela, Al. 73 x La. 92,3 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Realizzò diversi dipinti del giardino della clinica da tempo abbandonato e ricoperto d’edera. In questo si concentrò sulla luce che filtrava attraverso il fitto fogliame sui rami verdi degli alberi e sul terreno. L’effetto di chiaroscuro crea uno schema di pennellate ondulate che ricoprono tutta la tela.

Inoltre eseguì una serie di quadri tratti da stampe di altri autori tra i quali Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, Paesi Bassi, 15 Luglio 1606 – Amsterdam, Paesi Bassi, 4 Ottobre 1669), a cui si ispirò per la realizzazione di questo Angelo.

Vincent Willem van Gogh, Angelo, Settembre 1889, olio su tela, Al. 54 x La. 64 cm. Collezione Privata

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Un piccolo incidente fu invece l’occasione per un lavoro che rappresentasse la Vergine Maria in lutto per il Cristo morto. Una Pietà basata su una litografia ispirata a un dipinto di Ferdinand Victor Eugène Delacroix (Saint-Maurice, Francia, 26 Aprile 1798 – Parigi, Francia, 13 Agosto 1863). 

Vincent Willem van Gogh, Pietà, Settembre 1889, olio su tela, Al. 73 x La. 60,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

“quella litografia di Delacroix, la pietà, era caduta insieme ad altri lavori nell’olio e nella pittura e si era rovinata. Mi rincrebbe molto – nel frattempo mi sono messo a dipingerla e un giorno la vedrai.” [802/605]

La litografia – danneggiata – si è conservata. Opere di ispirazione religiosa si considerano casi eccezionali nell’attività pittorica di V. van Gogh. Gli studi non escludono che l’artista malato e incompreso si fosse identificato con il Cristo morto.

“Non sono indifferente e nella sofferenza stessa pensieri religiosi mi danno a volte molto conforto” [802/605]

Alcuni studiosi fanno peraltro notare la rappresentazione di Cristo con una barba fulva.

Vincent Willem van Gogh, Campo di grano con mietitore, Settembre 1889, olio su tela, Al. 74 x La. 92 cm.

Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

I soggetti per dipingere a Saint-Rémy non furono difficili da trovare. V. van Gogh dipinse nel giardino della clinica, disegnò i corridoi dell’edificio, le finestre con le grate, la vista della sua camera e ritrasse alcuni pazienti. A volte gli fu concesso, sotto sorveglianza, di uscire a dipingere. Nel Campo di grano con mietitore V. van Gogh riprodusse ciò che poteva vedere dalla finestra sua camera: un campo di grano delimitato da mura con i monti sullo sfondo. Il grano è reso con pennellate lunghe e ondulate che in certi punti sono a forma di spirale. Un’opera che lui stesso dirà riferita a una metafora biblica. 

“In quel mietitore – una figura indefinita sotto il sole cocente che lotta come un indemoniato per riuscire a finire il suo lavoro – vidi allora l’immagine della morte, nel senso che il genere umano rappresenta il grano che viene mietuto”.

E aggiunse si trattasse di una Morte – “quasi sorridente” [801/604]

Vincent Willem van Gogh, Il giardino della clinica, Novembre 1889, olio su tela, Al. 71,5 x La. 90,3 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

All’inizio di Novembre del 1889 completò una rappresentazione che definì “impressione serale con grandi pini” [818/613]

“la combinazione di rosso ocra, verde reso più scuro del grigio e delle righe nere che indicano i contorni, risvegliano il senso di angoscia di cui soffrono a volte alcuni dei miei compagni di sventura, il cosiddetto “nero-rosso” [824/B21]

Vincent Willem van Gogh, Campo innevato con erpice, Gennaio 1890, olio su tela, Al. 72,1 x La. 92 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Il motivo di un campo innevato con attrezzi agricoli e corvi sul terreno e in volo deriva da una stampa, un’incisione di Alfred Alexandre Delauney (Gouville, Normandia, Francia, 13 Luglio 1830 – Nanteuil sur Marne, Francia, 25 Giugno 1894) tratta da un dipinto di Jean François Millet (Gréville Hague, La Hague, Francia, 4 Ottobre 1814 – Barbizon, Francia, 20 Gennaio 1875). L’assenza della figura umana rappresentava un’eccezione alla produzione di F. Millet. V. van Gogh riportò il disegno dell’incisione in bianco e nero e aggiunse il colore con le pennellate morbide. A proposito dell’opera copiata scriverà

“soprattutto ora che sono malato, cerco di fare qualcosa che mi dia conforto, qualcosa per mio piacere personale: scelgo come motivo l’illustrazione di un’opera […] e la uso come spunto per improvvisazioni con il colore” [806/607]

L’erpice “che ha i denti di lupo” è abbandonato sul campo di terra rivoltata ricoperta di neve in un paesaggio desolato. Il senso di freddezza e di solitudine è accentuato dal colore viola che, scolorito in verde/blu dal tempo, contribuisce involontariamente a riportare l’immobilismo paralizzante che stava pervadendo il corpo del pittore. Sentiva che la sua Arte non era riuscita ad assumere il ruolo che le aveva attribuito. Una pittura che coinvolgesse emotivamente, portatrice di messaggi da condividere e fondata sulla potenza comunicativa del colore. Era convinto che il colore dovesse suggerire i contenuti servendosi di metafore facilmente decifrabili.

“Vorrei  dipingere in modo che al caso chiunque abbia gli occhi possa vederci chiaro” (Verzamelde Brieven van Vincent van Gogh, cit., lettera 526)

L’opera avrebbe comunicato soltanto se l’esecuzione fosse riuscita a farsi veicolo dei sentimenti, dei pensieri e delle reazioni alla realtà del suo autore.

La Natura Morta 

Nell’Aprile del 1890 V. van Gogh si dedicò più assiduamente alle nature morte di fiori . 

Vincent Willem van Gogh, Vaso con rose, 1890, olio su tela, Al. 93 x La. 74 cm. Metropolitan Museum of Art, New York, USA

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Impasti densi di materia colore.

Vincent Willem van Gogh, Vaso con rose, 1890, olio su tela, Al. 71 x La. 90 cm. National Gallery of Art, USA

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Dipinse vasi con rose e due tele con grandi mazzi di iris viola. Un mazzo si contrapponeva a uno sfondo rosa mentre

“l’altro mazzo viola […] è, invece, un effetto creato da colori complementari enormemente discordanti che, contrapponendosi, emergono con più vigore” [871/633]

Vincent Willem van Gogh, Vaso con Iris, Maggio 1890, olio su tela, Al. 73,7 x La. 92,1 cm. Metropolitan Museum of Art, New York, USA

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

V.van Gogh mise in contrasto i colori puri, che adorava, e così facendo avvertì nell’animo quegli indizi del futuro Espressionismo e dell’Astrattismo. Alla fine del XIX Secolo, con la sua pittura, pose solide fondamenta all’Arte successiva mentre critica e letterati non ne compresero il significato e la portata, dimostrandosi incapaci di coglierne il vero senso e abbandonandosi all’inutile lode o condanna.  

Vincent Willem van Gogh, Vaso con Iris, Maggio 1890, olio su tela, Al. 92 x La. 73,5 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

“Che strana cosa il tocco, la pennellata”

Un’esclamazione che V. van Gogh ripeteva con stupore. Osservava che, con l’arrivo del vento o del maltempo, non si avesse altra scelta che rientrare a dipingere in studio nel dubbio che il risultato avrebbe potuto, poi, non arrivare. Per questo riteneva importante, per una buona riuscita dell’opera, essere stati veloci a coglierne l’essenziale. Prendersi cura della pennellata, come strumento della creazione artistica, significa considerare la sua funzione nell’opera sempre soltanto in relazione con le altre componenti della struttura pittorica: il colore che la pennellata porta con sé e la forma che essa fissa.

Attribuito a Vincent Willem van Gogh, Acacia in fiore, 1890 ?, olio su tela, Al. 32,5 x La. 24 cm.

Museo Nazionale di Belle Arti di Stoccolma, Svezia

Seppur di incerta attribuzione, e datazione sconosciuta, in molti sostengono che quest’opera di luce possa essere stata realizzata da V. van Gogh. La tavolozza di colori puri gli permise la sperimentazione con un’ampio spettro cromatico di cui si serviva in modo assolutamente personale. Soprattutto condivise l’opera di artisti che misero in discussione l’intera sovrastruttura e le teorizzazioni su come rendere scientificamente l’immagine.

Per V. van Gogh l’Arte era qualcos’altro.

Le ultime opere

Tra le opere degli ultimi mesi di vita V. van Gogh dipinse un uomo che spesso utilizzò come modello durante un suo soggiorno a L’Aia tra il 1882 e il 1883. Si trattava di Adrianus Jacobus Zuyderland (Brielle, Paesi Bassi, 1810 – L’Aia, Paesi Bassi, 1897), un militare olandese rinchiuso nell’Ospedale Psichiatrico a causa di disturbi postraumatici insorti dopo aver partecipato a una guerra. Danni cerebrali lo resero invalido con grave decadimento psicologico.

Vincent Willem van Gogh, Sulla soglia dell’eternità, Maggio 1890, olio su tela, Al. 81 x La. 65 cm.

Museo Kröller-Müller, Otterlo, Gheldria, Paesi Bassi

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

V. van Gogh quando dipinse l’opera aveva appena avuto un’altra grave ricaduta. Facendo riferimento a quanto accadde sosteniamo il pensiero, più volte avanzato, che associa la figura di quest’uomo, benché anziano, a quella di V. van Gogh. Egli rappresentò sé stesso con gli occhi coperti dalle mani a pugno chiuso nell’atto di trattenere la triste disperazione di fronte all’angoscia per i problemi mentali che lo affliggevano. In questo stato, sebbene le opere realizzate ed esposte produssero un crescente successo di critica e di pubblico, V. van Gogh si sentiva oppresso dalla noia e dal dolore: si sentiva un artista fallito.

Auvers sur Oise

Nel Maggio del 1890 V. van Gogh si trasferì ad Auvers sur Oise, un villaggio a trenta chilometri a Nord-Ovest di Parigi, dove esercitava il Dott. Paul Gachet un medico che si dilettava in pittura e che aveva collezionato opere d’arte. Theo ne venne a conoscenza e contattato il dottore gli chiese di prendersi cura del fratello. 

Vincent Willem van Gogh, Veduta di Auvers, Maggio 1890, olio su tela, Al. 50 x La. 52 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

P. Gachet inizialmente tentò di aiutare V. van Gogh stimolandolo nel lavoro, tanto che solo dopo tre settimane V. van Gogh scrisse a Theo di aver trovato in lui un amico. V. van Gogh, inoltre, sembrò godere di maggior tranquillità che gli permise di dipingere con grande impegno. Il 17 Giugno 1890 ricevette ad Auvers una grande spedizione di tele da Théo. L’arrivo di quei nuovi e splendidi formati, malgrado i problemi fisici e psicologici che lo tormentavano, lo rese incredibilmente attivo. Da quel momento fino alla sua Morte dipinse tredici opere di dimensioni pressoché identiche. Si trattava di un doppio quadrato, perfetto per realizzare vasti paesaggi orizzontali e, dato il numero di lavori che dedicò allo stesso tema, è possibile ipotizzare potesse trattarsi di un progetto unitario.

Vincent Willem van Gogh, Paesaggio al tramonto, Giugno 1890, olio su tela, Al. 50 x La. 101 cm. Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Poco dopo il tramonto V. van Gogh volle cogliere in una zona nei dintorni del castello di Auvers questo paesaggio suggestivo. Lo descrisse come un’impressione serale: due alberi di pero completamente neri contro un cielo che sta ingiallendo, con campi di grano e sullo sfondo viola il castello circondato da fogliame scuro” [896/644]

Vincent Willem van Gogh, La pianura di Auvers, Luglio 1890, olio su tela, Al. 50 x La. 101 cm.Galleria austiaca del Belvedere, Vienna, Austria

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Se consideriamo il principale protagonista di questi dipinti: il grano rappresentato in distese di campi coltivati, le caratteristiche nella resa della successione degli stadi di maturazione fino alla sua raccolta, ci permetteranno di ordinarne la sequenza. Le tele così esaminate si presenteranno come descrittive dei momenti che scandiscono il lavoro dell’uomo. La raccolta del grano nella regione di Venix, nella quale V. van Gogh dipinse, avviene da metà a fine Luglio.

Vincent Willem van Gogh, Campo di grano sotto un cielo nuvoloso, Luglio 1890, olio su tela, Al. 50 x La. 100,5 cm.

Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

“Si tratta di enormi e sconfinati campi di grano sotto un cielo minaccioso e ho consapevolmente cercato di evidenziare in essi la tristezza e l’estrema solitudine” [903/649]

Una tela suddivisa in due piani orizzontali che sottolineasse la sconfinata distesa dei campi pianeggianti che si aprivano al suo sguardo. Nessun albero, uccello, o figura che interrompesse la lirica orizzontalità del paesaggio. Una convivenza di solitudine e silenzio assoluto e una convinzione “sono quasi certo di aver espresso in quelle tele quello che non so esprimere a parole, ovvero quanto ritengo che la campagna sia sana e corroborante” [903/649] 

Vincent Willem van Gogh, Campo di grano con corvi, Luglio 1890, olio su tela, Al. 50,5 x La. 103 cm.

Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

Queste ultime registrazioni scandite, dalla semina alla raccolta del grano, si riferiscono ai gesti solenni ed eloquenti degli uomini che abitano la terra e la preparano ogni giorno per le nuove generazioni che la abiteranno. L’intera produzione di V. van Gogh, data la complessità dell’intreccio di elementi eterogenei, potrà essere compresa soltanto se la si considera parallelamente agli scritti autografi dell’Artista.

Il Critico d’Arte George Albert Aurier (Chateauroux, Francia, 5 Maggio 1865 – Parigi, Francia, 5 Ottobre 1892) propose un’interpretazione metaforica della pittura di V.van Gogh, la definì “materia, forma divenuta riproduzione, luce divenuta incendio, fuoco vivo.” L’artista di una “materia tanto materiale.” che ha saputo fondere disegno e colore nella pennellata e conferire “ad alcuni suoi dipinti l’aspetto solido di mura luminose fatte da cristallo e sole.” (Cfr. G. A. Aurier, Mercure de France, Gennaio 1890, pp. 24-29 – Relativo commento di V. van Gogh, Verzamelde Brieven van Vincent van Gogh, cit., lettera 626a).

Un altro significativo contributo critico all’opera di V. van Gogh fu data da Octave Mirbeau (Trévières, Francia, 16 Febbraio 1848 – Parigi Francia, 16 Febbraio 1917). Egli affermò il compenetrasi di pittura e personalità: “Secondo la mia sensazione mi trovo di fronte a un uomo di grandissimo carattere, un grandissimo maestro, che mi inquieta, mi commuove, che non si lascia respingere” “In mezzo a una massa di quadri variopinti, l’occhio riconosce con sicurezza al primo sguardo quelli di Vincent van Gogh, […] perché sono abitati da una propria forza creativa, che non può essere di altri e che è lo stile, cioè la conferma della personalità. E sotto il pennello di questo strano e potente creatore tutto si anima di una vita singolare, indipendente da quella delle cose che egli dipinge, che è in lui – che è lui stesso. Dà tutto sé stesso negli alberi, nel cielo, nei fiori, nelle rocce, gonfia tutto con il sorprendente alito infuocato del suo essere. Queste forme si moltiplicano, si scompigliano, si contorcono; e fino alla pazzia spaventosa di questo cielo, dove gli astri inebriati girano vorticosamente, vacillano, dove le stelle si prolungano con code lacerate di comete, fino all’emergere di questi fiori fantastici, che si stirano e sembrano rizzare le penne come uccelli impazziti, van Gogh mantiene sempre le sue ammirevoli qualità pittoriche una raffinatezza che commuove profondamente e una grandezza tragica paurosa.” (O. Mirbeau, Vincent van Gogh, in Echo de Paris, 31 Marzo 1891, citato da O. Mirbeau, Des Artistes, première série, Parigi 1922, pp. 130-137).

Vincent Willem van Gogh, Covoni di grano, Luglio 1890, olio su tela, Al. 50,4 x La. 100,9 cm.

Dallas Museum of Art, The Wendy ed Emery Reves Collection, USA

Vincent Willem van Gogh, Zundert, Olanda, 30 Marzo 1853 – Auvers-sur-Oise, Francia, 29 Luglio 1890

È molto probabile possa essere questa l’ultima opera dipinta da V. van Gogh. Il racconto presenta otto covoni che interagiscono e occupano l’intero spazio della narrazione. È come se l’autore avesse voluto offrirci lo stesso punto di vista del mietitore che, a lavoro concluso, sosta nel campo per osservarli da vicino a distanza di pochi passi. Ci appaiono legati, freschi di taglio, ma così  caldi di sole da immaginare di poterne sentire l’inconfondibile amaro profumo del grano maturo appena falciato. I fasci gialli di spighe sono immersi nella luce gialla e contrapposti al color pervinca, che tanto amava, un azzurro-violaceo usato per le ombre e per la terra del campo più indietro. La sensazione in realtà è quella di trovarci di fronte a un ritratto di gruppo o una famiglia. Ogni fascio di grano si spiega sul terreno bilanciando il suo peso in modo individuale. Ognuno sembra essere rivolto verso chi lo sta ritraendo, come se fosse in posa. Nella diversificazione delle pose, elemento di caratteristica ed esclusiva pertinenza del singolo, V. van Gogh si contrappone alla collettività del campo di grano, da cui le spighe sono state tagliate, e all’unità domestica attribuita al pagliaio: dalle spighe si sarebbe prodotto il pane per le famiglie.

Il Silenzio delle spighe

Nessun segno né firma sulla tela: a nulla sarebbe valso. Il mietitore stanco aveva concluso la sua lotta, radunato e scandito le memorie del proprio tratto di vita. Sofferenza e dolore non erano più sostenibili in questo percorso lungo campi sfuggenti di desolate stoppie, abitati da un corpo, luogo provvisorio, che si abbandonava per infinita stanchezza e devastante solitudine. L’uomo malato V. van Gogh sostenne fino alla fine che l’Arte fosse la parola di Dio. Avrebbe potuto ricevere aiuto?

Una vita dispersa in un cammino accanto alla Morte. Nelle ultime opere dialoghi di colore si aprono nelle vaste regioni vive del fruscio leggero delle spighe di grano cullate dal vento, fino ai silenzi distesi delle superfici invase dalla serenità grandissima di non appartenersi più. Arreso alla debolezza, poiché tutto ormai si era fatto lontano, indossa la luce dorata del sole e si congeda, inconfondibile, con un sorriso alla terra e alle nuove generazioni.

Un caro saluto

Elena Alfonsi

(I numeri posti tra parentesi quadre si riferiscono a due edizioni delle lettere. Il primo numero si riferisce a Han van Crimpen e Monique Berends (a cura di), De brieven van Vincent van Gogh, 4 voll., L’Aia 1990. Il secondo a: Verzamelde brieven van Vincent van Gogh, 4 voll., Amsterdam e Anversa 1973).