L’Emozione della Parola

Domenico David, Racconto di Luce, 2019, olio su tela, Al. 100 x La. 70 cm.

Carissimi Amici di Alla fine di conti

in questo triste periodo della storia dell’uomo vorrei porre alla Vostra attenzione l’importanza della Parola unita al suo suono e alla capacità che possiede di suscitare Emozione.

Domenico David, Racconto di Luce, 2019, olio su tela, Al. 100 x La. 70 cm.

L’Ineffabile Piacere

Le parole sono simboli che si concedono allo scrittore con il loro splendore al momento giusto, perché egli possa offrire al lettore un improvviso Ineffabile Piacere. La posizione di una Parola all’interno della frase, il suo suono, le vibrazioni che la legano alle  vicine, crea immediatamente immagini. 

Il Linguaggio è potente quando le parole si strutturano esattamente salendo dal profondo alla superficie.

In questi mesi gli accadimenti hanno messo a dura prova il corpo e scomposto gli animi, con vocaboli tutt’altro che incerti che abbiamo sentito riecheggiare e sfilare come un corteo in ogni luogo, sia reale che virtuale. Ma lei, la Parola, anche nei momenti più bui è sempre stata la gioia e la forza dello scrittore alacre che ne conosce, ne penetra e ne sviscera i tesori attraverso i quali meravigliare. Ed ecco che all’intelletto, all’occhio e all’udito si offrono sensazioni, piccole magie che si inseguono con armonia come il segno e il colore di un’opera dipinta. 

Domenico David, Racconto di Luce, 2019, olio su tela, Al. 100 x La. 70 cm.

L’Attesa

Mentre attendiamo le occasioni feconde, per scorgere in esse direzioni, implicazioni, possibilità, conseguenze e risultati, prepariamoci a realizzare i nostri progetti.

Attendere presupporrà una moltitudine di sentimenti che più lentamente si accalcheranno nel cuore, costringendoci ad aver pazienza, forza nel sostenerli e affrontarli. Un’Attesa che consentirà all’energia di dirigere i desideri verso l’accettazione dei cambiamenti inevitabili e alle imprevedibili, e spesso straordinariamente opportune, occasioni della vita.

Domenico David, Racconto di Luce, 2019, olio su tela, Al. 100 x La. 70 cm.

L’incontro con la Parola

Di fronte alla produzione di libri, paragonabile a un fiume inarrestabile, che vede stampati molti testi “vacui e vani” retti  a malapena su eccessi e provocazioni, si incontrano libri come scolpiti sulle lapidi del tempo, che entrano nelle nostre menti per incidersi nelle coscienze. Quei libri scritti facendo ricerca di parole singolari, dedicando tempo allo scavo delle loro radici, prestando attenzione non solo al “fiore scoperto”, ma anche a quella piccola zolla di terra in cui egli è nato. 

Un tessuto, il testo, fatto di parole che si legano con forza in reciproci rapporti ottenuti combinando i diversi elementi delle conoscenze attraverso le abilità dello scrittore. Incontrare la Parola è uno sforzo che è necessario fare se desideriamo riuscire, poiché superare gli ostacoli, a volte, non è tanto mancanza di capacità quanto mancanza di cultura.

Domenico David, Racconto di Luce, 2019, olio su tela, Al. 100 x La. 70 cm.

Scandire il Tempo

Le parole che vibrano, facendoci vivere un’esperienza di lettura sensoriale oltre che spirituale, riempiono l’anima di sensazioni visive e uditive permettendoci di riflettere sul senso della vita, proprio nei momenti di maggiore sofferenza. Per questo è importante la lettura, stimolo alla meditazione, avvolti dal silenzio, perché con le parole che ci emozionano possano nascere buoni pensieri che scuotano la ragione. Questo isolamento forzato ci ha posto in ascolto della coscienza personale, obbligandoci a un ritorno alla solitudine dopo anni in cui ci siamo mescolati nel mondo. Questa volta non si tratta di una distanza altezzosa, atteggiamento diffuso tra coloro che si considerano superiori agli altri o ancor peggio superbi, ma di affrontare un affondo improvviso e ancora tenebroso. Da questo buio dovremo rifondare il nostro spazio, rinnovarlo con pazienza per raggiungere di nuovo la Luce.

Gustave Courbet, L’Onda, 1872, olio su tela, Al. 54,2 x La. 73,1 cm.

19th Century European Paintings Gallery Level 2, NGV International

E’ stato un attimo

Improvvisamente la strada che stavamo percorrendo ha preso un’altra direzione, ha deviato e annullato i nostri punti di riferimento. Abbiamo perso l’orientamento in un momento in cui anche nelle città più caotiche, e in quelle sconosciute, con l’uso della tecnologia diviene impossibile perdersi. Ma avere la presunzione di conoscere il luogo dove un cammino avrebbe potuto condurci non dispensa dal dover camminare. Per cui non è il saperci orientare nello spazio, che definisce la nostra identità, ma il saper proteggere noi stessi vivendo da persone libere e autentiche capaci di un orientamento dinamico.

Gustave Courbet, L’a Mer Orageuse 1872, olio su tela, Al. 65 x La. 98 cm. 

“Una Bussola non dispensa dal remare”

Jean Désiré Gustave Courbet, nato a Ornans il 10 Giugno del 1819 e morto a La Tour de Peilz 31 Dicembre 1877 ha sempre creduto fermamente nella forza della Pittura, in grado di rappresentare la maestosità della Natura, come si presenta davanti agli occhi di chi la osserva. Un Realismo di coerenza dell’uomo e dell’artista che dipinse freneticamente seguendo un proprio istinto pittorico in cui coinvolgere i sensi. La Pittura sarà l’unico scopo della sua vita.

In una lettera inviata ad un amico collezionista, qualche anno prima di morire testimonierà l’idealismo e la nobiltà della sua passione: “Ho sperato per tutta la mia esistenza di poter realizzare un miracolo unico, di poter vivere della mia arte per tutta la vita, senza essermi allontanato di una linea dai miei principi, senza aver mai mentito un solo istante alla mia coscienza e senza aver mai fatto un palmo di pittura per far piacere a chiunque , né perché venisse venduta…”

Gustave Courbet, Rocky Coast, olio su tela, Al. 46,5 x 60,2 cm., Philadelphia Museum of Art

La Realtà “Rotta”

Per poter ripristinare l’autenticità e spontaneità dei nostri rapporti sarà necessario sostenere l’affronto diretto con la realtà complessa che ci troviamo a dover ascoltare e osservare, riconsiderando il nostro ruolo nello spazio che occupiamo.

Dovremo avere più rispetto per le parole e le immagini che raccontano il vero del mondo, sforzarci di vivere con un cuore maggiormente coinvolto e cosciente della lacerazione, causa della nostra solitudine e delle ferite di coloro per cui niente sarà di ritorno.

Un caro saluto

Elena Alfonsi