Marco Marchini – Cervello e Thanatos – Alla fine dei conti – Lunedì 17 Febbraio 2020

Dott. Marco Marchini

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

Vi presento il Terzo Appuntamento alla Casa del Mantegna della Rassegna di Cultura – Alla fine dei conti. Riflessioni sulla vita e sulla morte in programma Lunedì 17 Febbraio 2020 alle ore 18.30

Il Dott. Marco Marchini è Medico Neurologo presso l’Ospedale Carlo Poma di Mantova dal 1989. E’ stato Docente alla Scuola di Specializzazione in Neurologia dell’Università degli Studi di Parma. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche e del Romanzo intitolato “L’Ombra non protegge dalla pioggia” in cui, attraverso un tratto della storia di un uomo, descrive le conseguenze della malattia di Alzheimer.

“L’Ombra non protegge dalla pioggia” la Trama

Lucio è un abile imprenditore sulla cinquantina, bello, ricco e innamorato della moglie Elisa.

Il matrimonio, il commercio d’abiti d’alta sartoria e le amicizie fanno di lui un uomo felice. Un perfetto equilibrio che improvvisamente il destino infrange insinuando nella sua famiglia la malattia di Alzheimer, che per prima colpirà la madre Elda. Il protagonista coprirà cos’é l’Alzheimer vivendo con i suoi cari relazioni nuove, dai mille imprevedibili risvolti, e trovandosi insieme a loro in un labirinto di oblio, ricordi inventati, pensieri illogici e pulsioni incontrollate. Lo spettro di un futuro tragico lo porterà a prendere decisioni sofferte che cambieranno la sua vita gettandolo in un abisso di solitudine. Tenterà di soffocare il dolore abbandonandosi a sterili relazioni e al piacere di viaggiare finché l’incontro con Elena, pur suscitando in lui sentimenti contrastanti, gli farà intravedere la possibilità di una nuova vita. Nella giungla infida e violenta del suo lavoro dovrà affrontare un pericolo mortale sventato con l’aiuto di Franco, un amico d’infanzia cinico e spietato. Ermes, il medico, l’altro amico di sempre, condividerà con Lucio il dramma che travolgerà la sua famiglia. Egli un giorno scoprirà che per Lucio cambiare il proprio destino è possibile.

Ma manipolare il Cervello non è semplice e non sempre se ne possono prevedere le conseguenze.

Perché ha scritto questo Libro?

“Sono un medico. Entro nella vita di una persona quando si ammala.

Ne esco quando la sua malattia, o la sua vita, finisce.

Fotografia di Federico Roiter

Rimaniamo sani o ci ammaliamo e spesso questo non è determinato da come abbiamo vissuto.
Capire le vite degli altri è difficile, specialmente quando si ammalano. Un medico può limitarsi a curare la malattia senza preoccuparsi di comprendere la persona. Ma non è quello che accade. Quando si coglie la sofferenza vera, rimanere lontani da chi soffre, anche se è una persona tra tante, non è possibile. Stabilire questa vicinanza, quando è consentita dagli ammalati e dalla loro famiglia, svela gli effetti provocati dalla malattia nel rapporto del malato con sé stesso e con coloro che lo circondano.

Ho pensato di scrivere un libro sulla malattia di Alzheimer perché la conosco, ho visto tante trasformazioni di menti e corpi e di tanti credo di avere capito i sentimenti e le emozioni vissute. Non c’è un modo prestabilito per soffrire a causa di una malattia. Ogni persona vive la sua malattia secondo ciò che la sua personalità, il suo corpo e le persone che ha intorno determinano. A chi osserva queste vite viene spontaneo immaginare come avrebbero potuto essere se il destino avesse dato loro la possibilità di percorrere altre strade e di incontrare persone diverse. Soffriamo tanto o poco per una malattia, per caso.

Questo dovevo raccontarlo.”

 
Senza Cervello il Corpo Muore

“Nel Cervello risiede il controllo dei meccanismi che tengono in vita l’uomo. Senza di esso il corpo muore.

Andrea Mantegna, Cristo Morto, Cristo in scurto, 1475 – 1478, tempera su tela, Al. 68 x La. 81 cm., Pinacoteca di Brera, Milano

Il Cervello è custode della nostra Identità

Nel Cervello è custodita l’Identità dell’individuo, la consapevolezza del mondo esterno e di sé.

Questa Identità consiste in una sorta di “registrazione” dell’intero vissuto dell’essere umano, contenuta in quella che è definita Memoria. Quando si perde il substrato anatomico della cognizione di sé, l’Identità della persona è completamente perduta.

Fotografia di Pietro Mori

La Morte dell’Identità ha un trascorso lento, avviene inesorabilmente, indipendente dagli arti che continuano a muoversi, indipendente dagli occhi che continuano a guardare. Crudele è la Morte dell’Identità lentamente sottratta al corpo, lascia spazio solo a incolmabili solitudini, valanga inarrestabile che trascina con se la coscienza di un’esistenza da cui non vi può essere ritorno.”   

William Utermohlen documentò con la Pittura la propria Malattia

Patricia Utermohlen, professoressa di Storia dell’Arte moglie di William Utermohlen (1933 – 2007), un artista americano a Londra, dichiarò che quando nel 1995 il marito seppe di avere l’Alzheimer reagì in modo caratteristico.

“Da quel momento in poi” disse Patricia “Cercò di capirlo dipingendo se stesso”

William Utermohlen, Autoritratto 1967

William Utermohlen, Autoritratto 2000

La Malattia di Alzheimer 

Avere un Cervello che funziona in tutte le sue parti serve, e questo si vede bene nella malattia di Alzheimer.

In questa, la prima ad essere danneggiata è la parte grigia che ricopre il Cervello, che per questo si chiama corteccia. Poi si ammala anche una parte della corteccia fatta in modo strano e che si trova in un posto anomalo, in profondità, che si chiama ippocampo. Lo vedete, nell’immagine sopra, colorato in giallo.

La malattia di Alzheimer è una delle malattie del cervello, che è quella palla di grasso che occupa buona parte del cranio dell’essere umano. Se tagli il cervello e lo apri, vedi che è in parte bianco e in parte grigio.

Come ci si accorge che la corteccia cerebrale si è ammalata?

Se la guardi al microscopio ti accorgi che ci sono delle cose che non dovrebbero esserci, che si chiamano placche. Queste sono formate soprattutto da una proteina che si chiama beta amiloide, ma anche da pezzi di cellule cerebrali. Ci sono altre cose che non dovrebbero esserci: i grovigli di neurofibrille. Questi sono formati da un’altra proteina, che si chiama tau, che nella malattia di Alzheimer è alterata perché le si attacca del fosforo (quindi il fosforo non sempre fa bene al cervello!). Qui di seguito vedi una illustrazione delle alterazioni microscopiche della corteccia cerebrale.

Se guardi il cervello ammalato di Alzheimer senza microscopio, ti accorgi che è rattrappito, ha perso materia, e questo succede in modo disomogeneo: alcune parti perdono più sostanza di altre. Le prime aree cerebrali a rattrappirsi sono l’ippocampo, la corteccia vicino a esso, che si chiama entorinale, e la corteccia cingolata (i carri armati non c’entrano!) posteriore. Poi le aree associative dei lobi cerebrali temporali, parietali e frontali.

Ogni parte della corteccia cerebrale ha il suo compito preciso

L’ippocampo serve per non dimenticare quello che succede momento per momento. Le aree associative servono a riconoscere oggetti, luoghi, volti, a eseguire correttamente i gesti (come mandare un bacio con la mano, utilizzare il coltello per tagliare un pezzo di carne, vestirsi, mettere il rossetto sulle labbra), a parlare e a comprendere quello che si sente dire dagli altri, a programmare la sequenza di rapporti di causa ed effetto che porta ad un risultato, a imparare dalle proprie esperienze e modificare il comportamento in conseguenza di questo, a riconoscere lo stato d’animo di un interlocutore, a sapersi comportare quando si è in compagnia di persone, a capire quando qualcuno scherza, a provare tristezza o felicità sentendo ciò che è successo ad altre persone. Poiché l’ippocampo è la prima struttura ad essere colpita, il primo disturbo di cui ci si accorge quando qualcuno si ammala di Alzheimer è il disturbo della memoria che dipende da esso. Pertanto quella persona fatica a ricordare quello che le è successo una settimana, un giorno o un’ora prima. Poi si altera la funzione delle aree associative, pertanto compaiono le difficoltà a parlare, a utilizzare la penna per scrivere o le posate per mangiare, a riconoscere le banconote o le strade attorno a casa, a vestirsi, a prendere decisioni, a comprendere ciò che succede intorno. Tutto questo avviene gradualmente, e il peggioramento dura anni. Quello che la malattia del cervello provoca, è la demenza, ovvero la perdita delle capacità mentali che si sono acquisite durante tutta la vita.

Iva Recchia, Nero convulso, 2014, olio su tela, Al. 70 x La. 40 cm.

Per la maggior parte delle persone non è noto il motivo per cui si ammalano, ma per alcune si sa che c’è un gene sbagliato, che si tramanda nella famiglia, che induce l’accumulo della sostanza anomala nel cervello e causa i danni cerebrali.

Dalla voce del Dott. Marchini

“Questo è ciò che puoi trovare in qualsiasi libro di medicina (spiegato ovviamente molto meglio), ma una volta che l’hai imparato, ti rendi conto che ancora non sai niente di questa malattia. Perché? Perché questo non ti dice cosa la malattia provoca nella vita delle persone, e parlo di tante persone, non solo di chi si ammala. Questa è una malattia che colpisce anche, tutti i giorni e per tanti anni, chi ama l’ammalato: più la malattia si aggrava, meno l’ammalato è consapevole di esserlo e più chi se ne occupa deve spendere tempo, energia e provare sofferenza, senza che tutto questo venga colto dall’ammalato. Com’é possibile che una persona non si renda conto di quanto pesi su chi l’accudisce? Perché non ha più memoria né intelligenza: non ricorda e non capisce.

Iva Recchia, Lontano, 2011, olio su tela, Al. 50 x La. 40 cm.

Se non conservo nella mente ciò che mi accade, tutto è presente, non collocato tra un prima e un dopo e se un’azione non è preceduta da una premessa necessaria e seguita da una conseguenza, non ha significato.
Se non ho coscienza delle mie limitazioni, non mi rendo conto che senza qualcuno che mi aiuti la mia esistenza non sarebbe possibile e penso di non avere bisogno di nessuno. Questo pensiero viene addirittura rafforzato dal trovare ogni cosa in ordine in casa e dal nutrirmi regolarmente tutti i giorni, dal trovarmi lavato e con i vestiti in ordine. Se non ricordo chi mi fa la doccia, mi prepara i pasti, lava i miei vestiti e la mia casa, è ovvio che l’unica spiegazione logica per me è che sono io a fare tutto questo, pertanto sono del tutto indipendente. Questo non cancella, fino ad un certo punto della malattia, l’affetto per familiari e amici. Quando però una madre non riconosce più il figlio, cosa può rimanere dell’affetto per lui? E se la madre non ha più niente di quello che era, fino a quando il figlio continuerà ad amarla? Fino a quando basteranno a sostenere questo amore il ricordo di ciò che lei era, la gratitudine per quello che ha fatto per lui?”

Poesia e Teatro ad Alla fine dei conti 2020

In collaborazione con Mantova Poesia, Festival Internazionale Virgilio daremo Voce alla Poesia con la lettura di alcune poesie “dedicate”.

In collaborazione con ARS Creazione e Spettacolo daremo Voce al Teatro per REGALARE un’emozione a Teatro, Spazio Studio Sant’Orsola a Mantova.

 

Ringrazio per i contributi scientifici il Dott. Marco Marchini che mi ha permesso di attingere alle informazioni del suo sito www.raccontidialzheimer.com

Ringrazio per quelli pittorici Iva Recchia, e per quelli fotografici Pietro Mori e Federico Roiter.

Un caro saluto

Elena Alfonsi

 

Le foto della serata qui