La straordinaria Tecnica Pittorica di Alessandra Ariatti

Alessandra Ariatti, Vilma e Gianfranca, 2010 – 2013, olio su tela, 133 x 181 cm., Collezione Privata. C. Collezione Maramotti

Fotografia C. Dario Lasagni

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Vangelo di Matteo, 10, 8)

Carissimi Amici di Alla fine dei conti,

negli anni ’60 Achille Maramotti, fondatore di MaxMara, decise di iniziare una raccolta di opere d’Arte Contemporanea. Fino al 2000 alcune delle opere acquistate furono esposte negli spazi di passaggio dello stabilimento della Casa di Moda MaxMara di Via Fratelli Cervi 66 a Reggio Emilia, per promuovere una quotidiana stimolante convivenza fra creatività artistica e disegno industriale. In seguito decise che quell’edificio divenisse la sede permanente di una Collezione d’Arte aperta al pubblico.

Casa di Moda MaxMara, Via Fratelli Cervi, 66 Reggio Emilia

Un luogo per l’Arte Contemporanea

Il vecchio edificio

La Casa di Moda MaxMara iniziò l’attività nel 1951. L’edificio, commissionato nel 1957, fu progettato dagli architetti Antonio Pastorini ed Eugenio Salvarani e nei successivi dieci anni, due volte ampliato dalla Cooperativa Architetti e Ingegneri di Reggio Emilia . Si trattava di un disegno radicalmente innovativo per la sua epoca, basato sulla valorizzazione di una ventilazione e di un’illuminazione naturali, con la collocazione degli elementi di servizio all’esterno del corpo centrale allo scopo di creare uno spazio totalmente versatile. Nel 2003 l’azienda, che nel frattempo si era notevolmente ampliata, si trasferì in una nuova sede generale edificata alla periferia di Reggio Emilia e gli spazi dell’edificio originale vennero destinati a ospitare la Collezione d’Arte Contemporanea voluta dal fondatore di MaxMara, Achille Maramotti.

Il nuovo edificio

Per la conversione della struttura in spazio espositivo, l’Architetto inglese Andrew Hapgood scelse un approccio trasparente e rispettoso, conservando la cruda essenzialità della costruzione e conformandosi alla logica del progetto originale che la concepiva come struttura adattabile a molteplici scopi e capace di trasformarsi secondo diverse necessità. I primi due piani sono dedicati alla Collezione Permanente. Le gallerie sono ampiamente illuminate a giorno dalla vetrata. Il contesto paesaggistico è stato progettato secondo gli stessi principi della conversione dell’edificio, utilizzando cioè specie vegetali e soluzioni ornamentali tipiche della zona, allo scopo di rafforzare l’idea di una ricolonizzazione del luogo come paesaggio post-industriale.

Un giorno a casa di Cesare di Liborio

Fu Cesare, un giorno in cui mi recai a trovarlo, a regalarmi il bellissimo volume edito da Silvana Editoriale intitolato “CESARE DI LIBORIO via fratelli Cervi 66, MaxMara”. Un testo importante, dimensionalmente adatto, che racconta, attraverso una successione di splendide e toccanti immagini in Bianco e Nero, la storia di un trasloco fatto in tre giorni.

Sarebbe necessario scrivere un libro per presentare compiutamente un testo critico che rendesse onore alle fotografie di Cesare, mi limiterò a dirVi che gli spazi liberati da mobili e macchinari, in cui non vi è mai la presenza dell’uomo, vengono delicatamente fissati per la memoria da un obiettivo che riesce a rendere tangibile la presenza umana. Tutti, in quei tre giorni di febbrile lavoro, furono impegnati a liberare i luoghi che sarebbero divenuti le sale espositive di una nuova Galleria d’Arte Contemporanea a Reggio Emilia. Tra questo andare e venire di corpi, Cesare ha saputo cogliere attimi per raccontare un transito con quella Poesia della Luce che non attribuisce angoscia al vuoto, ma fa uso della prospettiva come una teoria ottico-geometrica per proporre ideali intersezioni, localizzando le immagini smussate dallo schematismo con prudenza, ma così come l’occhio le vede.  La “narratività” di una fotografia che restituisce una vicenda nella suddivisione di ambienti in stretta relazione tra loro, anelli di una catena che ricostruiscono personali percorsi di vita, per la quale ogni singolo scatto è speranza di serena continuità.

Alessandra Ariatti

Conobbi Alessandra Ariatti Mercoledì 18 Settembre 2019.

A seguito del racconto di Cesare di Liborio sulle caratteristiche di quello che fu un trasloco lampo di MaxMara, e delle fotografie che ritraevano gli spazi d’Azienda velocemente “abbandonati”, andai a documentarmi sulle opere degli artisti permanenti della Collezione Maramotti.

Il mio percorso di studio in Storia della Critica d’Arte ha un campo d’azione non circoscritto, ma con una vocazione interdisciplinare che induce, si direbbe, a una certa indisciplina, benché solidamente radicata fra le ricerche concrete della Storia dell’Arte che ne sono il punto di riferimento costante. Direzioni anche di puro piacere, per identità pittoriche dal personale significato. Stili che annunciano nell’evoluzione e nella persistenza, la forza della necessità di creare, vincolo strutturale e contestuale di una problematica libertà da decodificare.

La Tecnica Pittorica raccontata da Alessandra Ariatti

Il mio lavoro ha inizio da una Fotografia.

Sulla tela preparata, disegno un reticolo (quadrettatura) che mi permette di riportare in una dimensione più grande l’immagine da dipingere senza il rischio di perdere le proporzioni. Il disegno è di solo contorno, non c’è chiaroscuro, deve essere realizzato con estrema precisione, ed è irrinunciabile poiché attribuisce alla figura solidità, corpo e stabilità.

Alessandra Ariatti, Vilma e Gianfranca, (Opera in esecuzione)

2010 – 2013, olio su tela, 133 x 181 cm., Collezione Privata. C. Collezione Maramotti

Fotografia C. Dario Lasagni

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Vangelo di Matteo, 10, 8)

Alessandra Ariatti, Vilma e Gianfranca 

2010 – 2013, olio su tela, 133 x 181 cm., Collezione Privata. C. Collezione Maramotti

Fotografia C. Dario Lasagni

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Vangelo di Matteo, 10, 8)

Procedo con una prima stesura di colore, fedele all’originale sia nelle tinte che nei toni, per avere un’anteprima di quello che potrà essere il risultato finale. La seconda stesura è per eliminare le trasparenze, sfumare e ammorbidire contorni e passaggi.  L’incarnato richiede spesso anche sette stesure, necessarie per eliminare i forti contrasti tra i colori che, per la natura stessa dell’incarnato, sono più numerosi e vari.

Alessandra Ariatti, Rosanna e Vanna. Le risorse del tempo (Opera in esecuzione)

2010 – 2014, olio su tela, 135 x 181 cm., Collezione Privata. C. Collezione Maramotti

Fotografia C. Dario Lasagni

Ritengo che riprodurre un viso o una mano sia il riprodurne lo spessore, scendere in profondità per poi risalire in superficie cogliendo ogni più piccolo particolare come se fosse osservato con una lente d’ingrandimento. Questo procedimento richiede molto tempo e molta meticolosità. Dopo anni di lavoro condotto con questa tecnica, mi è diventato impossibile liquidare con poche pennellate un volto in cui si siano sedimentati anni di vita, o mani modificate dal lavoro. La pelle è il deposito degli anni vissuti, visibili nelle rughe, così come sentimenti ed emozioni provate plasmano il viso conferendogli quell’aspetto unico, inimitabile.

Alessandra Ariatti, Rosanna e Vanna. Le risorse del tempo (Opera in esecuzione)

2010 – 2014, olio su tela, 135 x 181 cm., Collezione Privata. C. Collezione Maramotti

Fotografia C. Dario Lasagni

La tecnica pittorica mi permette di conferire all’immagine nuova vita

Coloro che osservano avranno la sensazione di poter percepire nei ritratti un’anima che retroagisce, grazie alla potenza di pennellate stimolo alla percezione del soffio vitale come se si trovassero di fronte a un essere corporeo e spirituale con cui si possa istituire un dialogo e che comunichi pensieri ed emozioni. Se questo scambio allusivo è percepito, ritengo di aver raggiunto il mio obiettivo. Uso la superficie per scavare in profondità, in realtà la supero e mi addentro nel corpo per far emergere ciò che di più intimo e personale è custodito nelle persone che ritraggo.

Alessandra Ariatti, Rosanna e Vanna. Le risorse del tempo (Opera in esecuzione)

2010 – 2014, olio su tela, 135 x 181 cm., Collezione Privata. C. Collezione Maramotti

Fotografia C. Dario Lasagni

Attraverso i ritratti mi esprimo e al contempo lascio traccia, racconto me stessa, le mie speranze, paure, incertezze, sicurezze, quali valori fondamentali della vita minacciati in ogni istante. Desidero poter contribuire con le opere che realizzo ad aiutare, a sostenere chi soffre, perché al di là del piacere di creare e all’amore verso questa virtù che possiedo, vorrei che il lavoro di scavo portasse beneficio non solo a chi coinvolgo inevitabilmente ritraendo, ma anche a tutti coloro che osservando i miei dipinti potessero condividere la gioia e la profondità della creazione, di un’emozione che non desidera essere ne esclusiva, ne personale. Talvolta, mi capita di provare momenti di felicità pura mentre dipingo, e penso che ciò accada perché dipingere mi concede serenità, mi realizza e pone in uno stato d’animo di quiete, poiché ho la fortuna di potermi dedicare con passione assoluta a ciò che amo, perdendomi nel colore come sa perdersi un bambino nel gioco.

Tracce di vita

Nel tempo dedicato ai dipinti, il pensiero di Alessandra si scioglie nel colore dove tracce di vita resisteranno al lento calar della luce. Compone indagando felice coloro per cui è uguale il destino, di un’agile passo spedito che muta in stanco ed incerto ma diretto a un punto d’incontro più vero, dove riscoprire la dolcezza d’appartenersi. 

Un caro saluto a Voi e ad Alessandra Ariatti.

Elena Alfonsi

 

Alessandra Ariatti, Rosanna e Vanna. Le risorse del tempo.

2010 – 2014, olio su tela, 135 x 181 cm., Collezione Privata. C. Collezione Maramotti

Fotografia C. Dario Lasagni