Associazione Volontari Domiciliari Assistenza Relazionale Malati Gravi “Maria Bianchi” – Mantova

Vincent van Gogh, La camera da letto, Ottobre 1888, olio su tela, 72 x 90 cm.

Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

Arles

Nel Febbraio del 1888 Van Gogh partì da Parigi per stabilirsi nel Sud della Francia, ad Arles, dove però fu sorpreso dal Febbraio più rigido degli ultimi ventotto anni. La terra era ricoperta da una coltre di neve di una sessantina di centimetri. Più volte tentò di dipingere questo paesaggio invernale “en plein air”, ma ben presto il freddo lo costrinse a lavorare in casa.

La vita frenetica

Parigi lo aveva esaurito fisicamente e spiritualmente. In una lettera alla sorella Wil spiegò il motivo della sua partenza dalla città: “Mi sono accorto a mie spese che d’Inverno non faccio alcun passo in avanti, ne con il lavoro ne con la salute” [582/W2].

“Sto lavorando come un forsennato”

Con l’arrivo della Primavera, ad Arles l’artista poté riprendere la sua attività. La natura del Sud lo ispirò a produrre una cospicua serie di paesaggi. “Sto lavorando come un forsennato” [594/473] scrisse Vincent nell’Aprile del 1888. L’Estate fu caratterizzata quasi interamente dall’attenzione verso i campi di grano e la mietitura. Dipingeva ogni giorno nei campi sotto il sole cocente. Il grano ondeggiante gli fornì l’occasione di sperimentare con la pennellata e il colore, accostando il Giallo dorato del grano maturo a un vortice di altri colori: Giallo,Verde, Rosso, Marrone, Nero.

Il sogno di Vincent van Gogh

Ebbene si! Come ogni essere umano anche Vincent van Gogh aveva dei sogni. Sognò di fondare una comunità di artisti, in cui spiriti affini avrebbero potuto abitare e lavorare insieme. Era sua intenzione allestire un Atelier nelle stanze che nel Maggio del 1888 aveva affittato nell’ala destra della Casa Gialla in Place Lamartine ad Arles. Vincent fece sistemare l’abitazione:

“Intendo farne una vera e propria casa d’artisti, non costosa, anzi, nulla di caro, ma arredata con oggetti – dalle sedie ai dipinti – di carattere” [680/534]. 

Nel suo Atelier, realizzò la tela La casa gialla, che descrisse al fratello Theo:

“Proprio perché è formidabile, la casa gialla nel sole e poi l’incomparabile limpidezza del cielo blu. […] La casa di sinistra è rosa con le imposte verdi, all’ombra di un albero, ed è il ristorante dove vado a mangiare ogni giorno.”

Vincent van Gogh, La casa gialla, La strada, Settembre 1988, olio su tela, 72 x 91,5 cm.

Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda

La camera da letto era arredata con semplici mobili di legno di Abete e alle pareti aveva appeso quadri da lui dipinti. Le campiture di colore acceso e la stesura a densi strati danno vita a un effetto spaziale contrastante. La parete di fondo è raffigurata obliqua poiché realmente non era perpendicolare agli altri muri. In altri punti gli oggetti sono obliqui per non aver applicato rigorosamente le leggi della prospettiva.

I numeri posti tra le parentesi quadre delle citazioni del testo tratte dalle lettere di Vincent van Gogh si riferiscono a due edizioni delle lettere.

Il primo: Han van Crimpen e Monique Berends (a cura di), De brieven van Vincent van Gogh , 4 voll., L’Aia 1990. 

Il secondo: Verzamelde brieven van Vincent van Gogh, 4 voll., Amsterdam e Anversa 1973.

Carissimi Amici di Alla fine dei Conti

è con grande piacere che Vi presento l’Associazione “Maria Bianchi” – Mantova.

Allego a questa introduzione il PDF del Folder nel quale troverete il Programma completo del Corso 2019 e altri due PDF per fornirVi maggiori informazioni relative all’Associazione.

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Accanto al malato in hospice o a domicilio- il volto umano dell’associazione Maria Bianchi – MANTOVA

REPORT 2018

L’Opera di Vincent van Gogh intitolata “La camera da letto” mi ha offerto l’opportunità di contestualizzare questa stanza ne “La casa gialla” . Un’abitazione scelta per attuare quello che fu un grande sogno del Pittore, ma che rimase impresa irrealizzabile.

Van Gogh trasferisce il Sole nella sua camera. Sceglie lo spazio più intimo, quello dedicato al riposo, forse anche alla meditazione, come emblema delle stampe che tanto amava. La dipinge “in maniera piatta” senza ombre e scalda l’interno della propria abitazione con la luce catturata all’esterno. Combatterà sempre la condizione di disadattato che, colpito dall’acuirsi della depressione, arriverà a terminare la sua vita. Van Gogh fu colui che in uno stato d’angoscia continua, porrà incessantemente a se stesso domande sul significato dell’esistenza e sulle ragioni dell’essere al mondo.

Sarà dalla parte di tutti coloro che soffrono per la propria condizione di vita.

La sua Arte è la rappresentazione dell’esperienza dell’uomo nel mondo. Una forza attiva che in controtendenza all’alienazione e alla mistificazione della verità, la racconti da ribelle che attribuisce al gesto con cui trasferisce il colore sulla tela, la stessa importanza del gesto di aiuto concreto verso tutti coloro che per motivi diversi faticano a vivere.

Nello spessore della materia delle opere più febbrili la forma si corrompe. La realtà di quest’uomo è nei rapporti cromatici contrastanti, con i quali parla di limiti nell’unico modo che ritiene possibile. I segni di forza plasmati nel ritmo serrato delle pennellate sono grida attraverso il colore nella sua densità di cumuli di senso.

Quel senso affannosamente cercato della ragione del suo essere nel mondo e disperatamente proteso a sollecitare l’importanza dell’aiuto all’altro.

L’Associazione “Maria Bianchi” di Mantova opera con l’intento di mantenere dignità e significato alla vita del malato cronico, grave, morente, attraverso un affiancamento relazionale gratuito e solidale, alla persona e ai suoi familiari”.

Un caro saluto

Elena Alfonsi

Bibliografia:

Collaboratori del Van Gogh Museum e Denise Willemstein, Capolavori del Van Gogh Museum, Amsterdam, Van Gogh Museum Enterprises B.V. (2002).

G. C. Argan, L’arte moderna 1770/1970, Firenze, G. C. Sansoni Editore, Nuova S.p.A.