Un’Opera d’Arte per rappresentare un Dolore

Andrea Mantegna, San Sebastiano, ipotesi di datazione 1506, Al. 213 x 95 cm.

Galleria Giorgio Franchetti, Cà d’Oro, Venezia

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

la Conferenza dedicata a “Lutto e Pets – Lasciare Andare un Atto d’Amore” tenutasi a Padova Sabato 21 Settembre 2019 è stata uno straordinario successo. 

Durante gli interventi più toccanti, tanti fazzoletti hanno asciugato le tante lacrime di molti dei presenti: segni evidenti della spontanea e incontenibile commozione per le tangibili testimonianze relative all’esistenza di una sensibilità reale, innegabile, a causa del dolore che colpisce per la morte di un Animale che ha dato e al quale è stato dato Amore.

I relatori hanno messo in luce tante importanti questioni che legano, in questo caso, gli uomini al loro cane.

Di seguito il Programma completo dei lavori esposti.

programma 21

Un’Opera d’Arte per rappresentare un Dolore

E’ il 13 Settembre del 1506.

In quel giorno Andrea Mantegna muore a Mantova all’età di 75 anni.

Era nato a Isola di Carturo nel 1431. Una località che apparteneva nel XV Secolo al territorio vicentino, ma oggi rientra nella provincia di Padova.

Il figlio Ludovico, che era molto affezionato al padre, fu il primo a recarsi nello studio dopo la sua morte, e vi trovò tre opere finite, tra le quali un San Sebastiano destinato al Cardinale Ludovico Gonzaga. Una grande tempera su tela alta 2,13 x 95 cm., oggi conservata alla Galleria Giorgio Franchetti alla Cà d’Oro di Venezia. Diversi sono stati i pareri espressi riguardo la datazione di quest’opera, che ritengo, come afferma il Kristeller e concordano altri critici, una delle ultime opere eseguite da Mantegna (Kristeller Paul, Andrea Mantegna, Berlin, Leipzig Cosmos 1902. Prima ed. inglese: 1901). Al Kristeller però, sfuggi l’alto significato poetico del San Sebastiano, tanto che giudicò esagerati e troppo ricercati sia l’esasperato movimento che l’espressione del Santo.

Ma è proprio questa“violenza” espressa dal linguaggio pittorico che rappresenta il più alto raggiungimento dell’opera del Maestro. 

La violenza

L’imponente figura di San Sebastiano, saettata, colpita dalle frecce è tesa da un’interna spasmodica energia. Contiene, trattiene le contrazioni del corpo durante il martirio. Un’angusta cornice di marmo serra il Santo agonizzante come se fosse già stato deposto nel suo sepolcro. Una collocazione dove non vi è più il transito dell’antico e nel campo del quadro alla base dell’opera, alla sinistra del piede sinistro che aderisce al piano su cui poggia la cornice marmorea, una candela accesa si consuma avvolta da un cartiglio su cui è scritto:

“NIHIL NISI DIVINVM STABILE EST / COETERA FVMVS”

“Nulla è stabile tranne il divino/il resto è fumo”.

Un profondo senso tragico trasferito in un dipinto intensamente espressivo che sembra concludere il percorso artistico e morale di Mantegna, dove la solennità classica cede con evidenza il primo ruolo al dramma della sofferenza.

Il profondo senso tragico

Il corpo è isolato. Le braccia sono legate tra loro e il volto è posto in ombra per scinderlo nettamente dalla suprema bellezza della pelle luminosa della figura “antica”. La sofferenza dell’eroe non deve essere visibile, per cui la contrazione del viso nella smorfia per il dolore è già parte dello spazio scuro. Il baratro?

Gli elementi della lotta per non essere inghiottito dal baratro

Lo scarto del capo, a causa del terribile dolore inflitto dalle frecce che da più direzioni si conficcano nella carne.

I capelli svolazzanti, per le torsioni del collo che scatta in movimenti inconsulti per le fitte lancinanti dovute alla penetrazione delle armi da getto.

Il drappo, che morbido avvolge un “brano” del corpo, i cui lembi divengono prede dell’aria.

La gamba destra che articola improvvisa all’indietro e reagisce per il polpaccio trafitto.

Cosa Vi invito a vedere

L’Opera dipinta da Andrea Mantegna è un corpo bellissimo saettato dalle frecce.

Ciò che invece vi propongo di vedere è esattamente la stessa immagine, un corpo bellissimo come bellissima è la vita ma colpito da frecce che vi invito a considerare come i grandi dolori che potrebbero colpirci, colpire chiunque nel corso della vita.

Tra questi dolori includo quello che non può più essere considerato un “dolore negato”, uno di quei dolori che ancora con difficoltà si tende ad ammettere come vero, un dolore che ritengo non possa essere evitato quando muore un Animale che si ama. E pensate quando a morire è un “cane guida”, uno di quegli straordinari esemplari che permette a un “non vedente”

  • di vivere meglio
  • di affrontare con più fiducia la vita di tutti i giorni
  • di sentirsi più indipendente, sicuro, amato

Ecco che quando questo cane che a tutti i diritti diviene un effettivo membro della famiglia, quando accade che questo cane muore, il dolore a causa della sua perdita è un dolore che come una saetta colpisce e lacera in un punto del corpo, ma procura un dolore diffuso paragonabile al dolore dell’insieme delle saette che affondano nella carne del San Sebastiano di Mantegna.

Lo stesso avviene per i cani poliziotto.

Le forze di Polizia di tutto il Mondo utilizzano cani di razze diverse che divengono efficienti e straordinari collaboratori. In base ai compiti vengono scelte e addestrate le razze più idonee. Anche i loro “conduttori” devono sottoporsi a valutazione e formazione, e in base al carattere scatta poi la combinazione cane – uomo che in alcuni casi è vero amore!

Ogni Corpo, ogni Reparto ha delle necessità per la propria attività per la quale utilizza i cani. Fondamentale per la migliore riuscita dell’addestramento è l’amicizia, l’affiatamento, l’affetto, l’amore che si instaurerà tra il “Conduttore” e il proprio “Cane-Collaboratore”. I migliori risultati di questa collaborazione saranno ottenuti dalla forza del legame straordinario che legherà un uomo al suo cane.

A questo proposito promuovo e invito a far progredire l’attivazione di gruppi di elaborazione del lutto che siano d’aiuto agli uomini ad affrontare il dolore causato dalla morte di cani appartenenti a queste categorie.

Un impegno della comunità

La comunità deve, e se non l’ha ancora fatto dovrà prendere coscienza dell’importanza di sensibilizzare attraverso l’educazione sociale a intraprendere percorsi di consapevolezza dell’esistenza di un fine vita dell’animale che è formato/addestrato per essere d’aiuto a diverse categorie sociali.

La Cultura come veicolo di sviluppo

Sosterrò sempre che la cultura virtuosa delle Opere d’Arte dei maestri del passato, o contemporanei sia uno strumento efficace per far riflettere. Utile ad aiutare nella didattica i professionisti formati, non gli sciamani- creatori di evanescenti riti d’addio, ma esperti competenti che con le corrette indagini psicologiche, nutriti di cultura diano un aiuto vero per affrontare il dolore di cuori che soffrono e ai quali restituire la pace.

Un caro saluto 

Elena Alfonsi