Vi presento Federico Roiter

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

Frequentai con più assiduità Venezia a cavallo della metà degli anni novanta, raggiungendo la città quasi esclusivamente in treno. A quei tempi parlare di frecce, era rammentare soltanto quelle usate dagli indiani d’America, poiché nella città dei dogi le automobili non hanno mai circolato. Allora ebbi la fortuna di collaborare con un’artista che aveva lo studio nella zona di Dorsoduro vicino a Palazzo Venier dei Leoni, in cui è conservata la Collezione Peggy Guggenheim. Alloggiai durante i periodi di lavoro, per tutti i cinque anni, in una piccola mansarda al terzo piano di un edificio poco distante dall’antica Torre dell’Orologio, dalla quale, sporgendomi dalle finestre che davano verso Piazza San Marco, riuscivo persino a vedere oltre i tetti, a naso all’insù, i Due Mori che con i martelli percuotevano la campana.

Non dimenticherò mai quegli anni e la labirintica Venezia che allora calpestavo, inesausta di perdermi negli infiniti scorci di stretti muri, lontani uno dall’altro poco più della larghezza delle spalle di un uomo, perché oggi, per me Lei, Venezia, non è più la stessa.

A distanza di oltre di vent’anni conservo ricordi bellissimi non avendo mai perso la speranza, in fiduciosa attesa, che arrivasse l’occasione giusta per riconnettermi con una città che ho sempre amato e a cui sono debitrice, anche per legami di sangue.

Chi è Federico Roiter?

Mai stato oggetto di biasimo o riprovazione!

Fulvio Roiter (Meolo, Venezia, 1° Novembre 1926 – Venezia, 18 Aprile 2016) è presente con una casella quadrata nel grafico di Federico utilizzato nella genealogia per descrivere i rapporti familiari. Non nascondo, che avendo quel cognome, la domanda se fosse parente del defunto Fulvio sia stata una delle prime che gli posi, ma Federico ormai avvezzo al sentirsi rivolgere da molti la stessa curiosità, tiene a precisare che il suo lavoro è un altro, e che dal suo parente “indiretto” è possibile abbia ereditato soltanto una grande passione: la Fotografia.

Una ricerca, la Fotografia, che da sempre, in questo luogo tra i più affascinanti del Mondo non fatica a trovare spazi in cui poter celebrare l’Anti-Biennale, lontano dalla kermesse dove le contorte teorie delle arti celebrano in realtà sempre più spesso la Morte dell’Arte, sostenute da un esercito di replicanti “storici” e “curatori” dimentichi di scelte consone, pur nel loro “autentico rinnovarsi”, che siano sincera e virtuosa testimonianza contemporanea di un patrimonio artistico dal valore inestimabile.

Quando uno scatto è prezioso

Cerco e continuerò a cercare l’Arte Sublime degli autori anonimi, di coloro che non si macchino della Morte dell’Arte, ma che contribuiscano a valorizzare con le loro opere l’importanza di lasciare nel Mondo testimonianze sincere e irriproducibili. Soltanto un vero Artista è in grado di creare un’Opera in cui si possa trovare la magia dell’attrazione, l’incomprensibile sensazione di stabilire con ciò che si osserva un magnetismo proprio che per gradi porti persino alle lacrime. E’ una presa di  coscienza per ciò che è davanti ai nostri occhi, che stiamo osservando, frutto della creatività di un altro uomo. Un processo di difficile comprensione: ma accade! Ogni Opera è diversa e per realizzarla necessita di preparazione, di molto tempo e di molto lavoro.

Le immagini di un Museo del Silenzio

Federico Roiter, a Venezia e oltre laguna, cattura per diletto, attraverso l’obiettivo, istanti irripetibili, immagini straordinarie colte all’interno di spazi aperti sotto il cielo che muta colore per il passaggio delle nuvole erranti, o di spazi chiusi quali scrigni dei secoli. Da musei del silenzio, ci offre una raccolta di simboli di Morte tra “codici” che cambiano durante il tempo che passa: pacate pietre della memoria nelle città separate da quelle dei vivi, dove i morti riposano.

 

 

 

 

 

Federico Roiter, Cimitero Ebraico, Lido di Venezia

 

 Federico Roiter, Cimitero di San Michele a Venezia, in ricordo di Goffredo Parise

 

Federico Roiter, Cimitero di San Michele, Venezia

 

Federico Roiter, Tomba di  Sergej Pavlovic Djagilev, Cimitero di San Michele, Venezia

 

Goffredo Parise 

“Si era nel 1949, a vent’anni dalla morte di Djaghilev, il creatore dei balletti russi, sepolto proprio lì, nel piccolo recinto che racchiude i defunti di religione greco-ortodossa. Visitavo quel meraviglioso angolo di cimitero, con pochissime tombe, dove il liberty si fonde con il barbarico, o semplicemente con piccole croci di ferro a quattro braccia, sbilenche e arrugginite, abbandonate da anni. Era un giorno di giugno, stavo solo davanti alla tomba di Djaghilev, nel ricordo ancora le note dell’Apollo Musagete di Stravinsky, rappresentato la sera prima alla Fenice e diretto dall’autore in omaggio all’amico scomparso vent’anni prima. Udii il cigolio del cancello e dei passi sulla ghiaia dietro di me: era un ometto vestito tutto di bianco con un panama bianco tra le mani. Si avvicinò alla stessa tomba in silenzio: era Stravinsky. Ebbi l’improvvisa sensazione di essere un intruso, tra due (di cui uno defunto) e mi parve quasi di vedere materializzarsi tale sensazione, l’arcuarsi di un sopracciglio sul volto del maestro. Nulla più. Eravamo in due, parlammo, bisognava parlare.

Gli dissi banalmente della mia emozione del suo Apollo Musagete della sera innanzi, fu cortesissimo, ma qualcosa c’era, una sorta di inquietudine strana nel suo piccolo corpo impeccabilmente coperto di lino, come (mi pareva) il richiamo, la necessità assoluta di solitudine. Intuii e obbedii. Quasi grato si piegò in un velocissimo inchino, mi porse la mano. Uscendo ebbi un’altra intuizione: quell’inquietudine, quella necessità fisica della solitudine erano dovute al fatto che egli in quel giorno, esattamente in quel momento, aveva deciso di scegliere in quel luogo la sua tomba. E così fu.”

Udine, Magnus Edizioni S.p.A. 1978.

Goffredo Parise nacque a Vicenza l’8 Dicembre del 1929 e morì a Treviso il 31 Agosto del 1986.

 

Due Amici e uno stesso luogo di sepoltura: Venezia

Sergej Pavlovic Djagilev morì il 19 Agosto 1929 all’Hotel des Bains del Lido di Venezia, e fu sepolto nella Sezione Ortodossa del Cimitero Monumentale dell’Isola di San Michele. Fu Coco Chanel, pseudonimo di Gabrielle Bonheur Chanel (Samur, Francia, 19 Agosto 1883 – Parigi, 10 Gennaio 1971) che si occupò di tutte le spese delle esequie di un amico, che purtroppo morì proprio il giorno in cui Coco festeggiava il suo 46° compleanno. Gabrielle fu amica di Djagilev e di Igor’ Fedorovic Stravinskij che morì a New York nella notte tra il 6 e il 7 Aprile del 1971 ma lasciò scritto e depositato di voler essere sepolto vicino alla tomba del caro amico. 

Smerus, Tomba di Igor’ Fedorovic Stravinskij, Sezione Ortodossa, Cimitero di San Michele, Venezia.  

 

Un sentito ringraziamento a Federico Roiter.

Un caro saluto a Voi e alla splendida indimenticata Venezia.

Elena Alfonsi