Il Tradimento

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

per tenere viva l’attenzione verso il nostro lavoro, e continuare a riflettere sulla morte in funzione di dare grande alimento al desiderio di vivere, Vi presento un inedito testo poetico intitolato Akeldamà, di L.V.

Desidero porre alla Vostra attenzione il tradimento, nel senso di un venir meno” alla fede data o a un impegno solennemente assunto, facendo riferimento al tormento inflitto al traditore per antonomasia dal “supremo traditore” nella Divina Commedia di Dante Alighieri.

Che cos’é Akeldamà?

E’ il nome di uno dei luoghi sacri di Gerusalemme. In aramaico Aceldama significa “Campo di sangue”. Il termine fu trascritto in greco in Akeldamà, che si riferisce a un campo ricco di argilla utilizzata per la creazione di vasi, dall’intenso colore rossastro, e per questo detto “Campo del vasaio”.

Quale tragedia accadde ad Akeldamà?

Il Nuovo Testamento fornisce due versioni di ciò che si pensa sia potuto accadere.

 Matteo 27, 3 – 10

3 Allora Giuda, che l’aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì, e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, 4 dicendo: “Ho peccato, consegnandovi sangue innocente”. Ma essi dissero: “Che c’importa? Pensaci tu.” 5 Ed egli, buttati i sicli nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. 6 Ma i capi dei sacerdoti, presi quei sicli dissero: “Non è lecito metterli nel tesoro delle offerte, perché sono il prezzo di sangue”. 7 E, tenuto consiglio, comprarono con quel denaro il campo del vasaio perché servisse per la sepoltura degli stranieri. 8 Perciò quel campo, fino al giorno d’oggi, è stato chiamato: Campo di sangue. 9 Allora si adempì quello che era stato detto dal profeta Geremia: “E presero i trenta sicli d’argento, il prezzo di colui che era stato venduto, come era stato valutato dai figli d’Israele, 10 e li diedero per il campo del vasaio, come me l’aveva ordinato il Signore.”.

Atti 1, 18 – 19

18 Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. 19 La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato con la loro lingua Akeldamà, cioè Campo di sangue.

Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, Canto XXXIV 

Giuda ne La Divina Commedia è conficcato nella bocca della faccia anteriore di Lucifero. In questa è maciullato per la metà superiore del corpo, ed è graffiato sulla metà inferiore dalle mani armate di terribili unghie con le quali Lucifero gli toglie la pelle scorticandolo e accentuandone il supplizio. L’apostolo Giuda è il traditore di Gesù, e come tale il supremo traditore.

If XXXIV 58 – 63

A quel dinanzi il mordere era nulla 

verso ‘l graffiar, che tal volta la schiena 

rimanea della pelle tutta brulla.

“Quell’anima là sù c’ha maggior pena”.

disse ‘l maestro. “è Giuda Scariotto,

che ‘l capo ha dentro e fuor le gambe mena.”

 

Giotto, Giudizio Universale, Inferno, 1306 circa, affresco, 1000 x 840 cm., Cappella degli Scrovegni, Padova

 

 

Taddeo di Bartolo, Giudizio Universale: Inferno, 1393, affresco.

Basilica Colleggiata di Santa Maria, Duomo di San Giminiano, Siena

 

Siamo alla fine del viaggio attraverso l’Inferno, durato esattamente  24 ore.

Da un tramonto (“Lo giorno se n’andava…”. If II 1) a un altro tramonto (“La notte risurge”, If XXXIV 68) 

Lucifero

Nella Quarta Zona di Cocito, la Giudecca, si ha la visione di Lucifero.

Nei dannati della Giudecca già i primi commentatori videro i traditori dei benefattori, e i successivi commentatori hanno seguito questa opinione che si è via via consolidata. Giuda aveva tradito in Cristo la Chiesa, Bruto e Cassio in Cesare l’Impero. 

Maciullati dal massimo ribelle

Più lontano dalla comune credenza, rinunciando alla connotazione del beneficio, è meglio considerare i dannati della Giudecca, sia i tre che tutti gli altri innominati e sepolti nel ghiaccio, come traditori tutti ribelli a Dio, vedendo in Lui, Dio Padre Onnipotente, il benefattore tradito. Per questo motivo i più colpevoli sono maciullati dal massimo ribelle a Dio, Lucifero: superbo e ingrato. L’obbedienza alla Chiesa e all’Impero, nell’ambito delle rispettive giurisdizioni, è alla base del sistema politico – morale di Dante. Per cui, per Dante, coloro che direttamente si sottrassero all’obbedienza meritano di essere inseriti nel luogo più basso del Suo Inferno, poiché è massimo il loro peccato.

Hanno tradito uomini, ma soprattutto hanno tradito fondamentali doveri umani.

Umani senza più nulla di umano

In questa estrema fossa dell’Inferno non vi è più parvenza d’umanità. I sepolti nel ghiaccio non possono comunicare. Lucifero non parla e non parlano Giuda, Bruto e Cassio nelle sue bocche, dalle quali si dimenano senza possibilità e speranza di cambiare posizione. I sepolti sono fissati in eterno in posizioni innaturali, immobili come sculture.

Annullamento della spiritualità

La mancanza di spiritualità è massima in Lucifero. Egli appare nella sua sacralità negativa, nella spenta regalità, e in questo consiste la sua tragicità. La mole gigantesca dell’essere mostruoso e orrido è nell’assoluta impassibilità e tragica passività. La pura potenza dell’ “essere perfettissimo che  Lucifero era stato per pochi istanti diventa pura negatività: assoluta, senza incrinatura, come era necessario per punire l’uso sacrilego della sua perfezione. Le facce di lui sono soltanto bocche maciullanti; i suoi occhi non guardano, son solo via alle lagrime” (Vaturi).

Giuda fu traditore di un uomo e del suo essere uomo integro.

Un caro saluto

Elena Alfonsi

 

 

Giotto, Il pagamento di Giuda, 1306 circa, affresco, 150 x 140 cm., Cappella degli Scrovegni, Padova

 

Akeldamà

 

amaro

boccone

di pane

intinto

nel piatto

sono io che ho

strappato

il giglio

di campo

sbocciato

in questo

giardino

d’amore

che già fu

di Adamo

sarà

un giardino

d’amore

di nuovo

alla fine

in questo

giardino

di dita

attaccate a

una fune

un bacio

gli ho dato

il tralcio

staccato

la vite

abbattuta

è notte

nel mio

cuore

prosciugato

notte di

disperazione

è notte

attorno

alla corda

che stringo

tradito

ho tradito

gettato

la vita

sono io che ho

tradito

l’amico

il fratello

prezioso

al macello

per trenta

denari

ora solo

da tutti

sfottuto

umiliato

perduto

perché io l’ho

venduto

 

L.V.