Alla fine dei conti si prepara per il 2020

 Carissimi Amici di Alla fine dei conti,
 
il nostro sensibile Viaggio attraverso gli appuntamenti di una Rassegna di Cultura in Italia dedicata ai temi della Morte e del Morire, organizzata a Mantova dal 2017 da Gennaio a Maggio, nella bellissima Casa del Mantegna, proseguirà nel 2020 con molte significative novità.
 
Il nuovo Programma è pronto!

Inizieremo, come ormai è consuetudine, con l’appuntamento intitolato A MEMORIA E THANATOS  Lunedì 27 Gennaio 2020, dedicato  a Il giorno della Memoria in cui ci pregeremo della straordinaria partecipazione di un ospite illustre.

Per il 2020 abbiamo stretto maggiormente la collaborazione con il Festival Internazionale Virgilio – Mantova Poesia, consolidato lo splendido rapporto con il Politecnico di Milano 1863 – Polo Territoriale di Mantova, manterremo solide radici con la Professoressa  Ines Testoni Direttrice del Master in DEATH STUDIES & THE END OF LIFE nel Dipartimento FISPPA della prestigiosa Università degli Studi di Padova.

I contenuti di questa Quarta Edizione di Alla fine dei conti, attraverso gli ospiti che interverranno, sapranno trasportarVi nella Cultura di discipline specialistiche in fondamentali campi del sapere.

Continueremo a parlare della significazione della Morte e del Morire, delle diverse forme del morire, del morire in diverse culture, di lutto e processi psicologici relativi alla perdita e alla sua elaborazione, di Death Education e di prevenzione, di morte nel ciclo di vita, di gestione di fine vita, di consulenza e sostegno a chi muore e a chi accompagna, di Tanatologia.

Sono lieta inoltre di comunicarVi che dal 2020 al nostro nutrito gruppo di collaboratori si unirà Pietro Mori.

E’ di Pietro Mori la fotografia del Papavero, detto anche Rosolaccio, dal fiore con quattro petali di color Rosso vivo.

Un fiore semplice, pianta erbacea delle Papaveracee da sempre oggetto di leggende e credenze popolari. Nella mitologia si narra che fosse il fiore della consolazione. Questo significato deriva da un’episodio legato alla figura di Demetra, la Dea del grano e dell’agricoltura.

Durante la prima guerra mondiale, in Gran Bretagna, si producevano ghirlande di papaveri che venivano usate per celebrare e ricordare i soldati caduti per la patria. 

Oltre al significato di consolazione a questo fiore viene attribuito anche quello di semplicità. 

Vi aspettiamo per il nostro prossimo Viaggio insieme.

Un caro saluto.

Elena Alfonsi

 

“…Il porto

accende ad altri i suoi lumi; me al largo

sospinge ancora il non domato spirito,

e della vita il doloroso amore”

(U. Saba, Ulisse)

 

Homo viator

Compagni, la ragione del viaggio non è questa galera:

non è la notte imbalsamata, non il ricordo rotto:

non è quest’inverno brullo dentro scatole cinesi:

chi ci condusse a stento fino all’isola dei Feaci

chi ci indusse a gettare a mare quasi zavorra il senno

chi ci spinse, amici, a ripartire insoddisfatti

oggi ci inchioda a ogni vuota immagine in cui stolti

crediamo illusi di veder svelati i nostri volti.

 

Ma che cercavamo allora riottosi a ogni bussola

a curare le ferite atroci del morso di tarantola

nelle nebbie fameliche stese all’alba dei sogni?

Noi fummo a celebrare l’antico mito del ritorno

viandanti sulla strada già percorsa mille volte:

attività di bande criminali noi mastini

braccati braccavamo, rifiutati rinnegammo:

perseguivamo il losco fine di trovare noi stessi.

 

Imparai a disprezzare. Vomitai il mio disgusto.

Furono i colpi della sorte i miei maestri di ventura.

Ho aborrito l’altrui fragilità per ogni volta

in cui a ragione o a torto mi uccise il malinteso.

Poi però, le luci su di me ogni sera spente,

nel buio rincorrevo la mia ombra invisibile:

cercava i compagni di odissee immaginarie

questa cosa indecifrabile e sola che chiamiamo uomo.

 

Alle porte dell’inferno, che al paradiso sembrano prossime

stupiti ci giurammo “Amici, ce l’abbiamo fatta

per una combinazione gratuita proprio all’ultimo treno!”

credendo la salvezza una solenne congettura

le quaglie annunziarono festose il lieto evento

tra il formicolare di maniaci, assassini e depravati

“Ci siamo anche noi”, arguimmo, “la fila è quella giusta!

A ogni buon conto con merito noi saremo i più redenti.”

 

Così scegliemmo i posti dei santi, in mezzo a quello schifo

stretti nell’estrema certezza andammo incontro al nuovo mondo

giustificandoci da soli di fronte a tanto strazio

allegammo il dolore come scriminante

noi abbiamo sofferto, l’inferno c’è già stato

allora ci cascò addosso ladra come una presa in giro

roboante per vincere la durezza delle nostre cervici

la sentenza dello “stolti fino all’ultimo non capite?”

 

Ma ancora la nave ripartiva animata dal buon vino

e noi giare svuotate a galleggiare nella risacca.

“Fate cristallo di ogni rigurgito di vento

che abbatte la cima delle prore adornate!

Una finestra sul mare infinito si spalanchi

e inghiotta questa trasfigurazione capovolta!”

Intanto il contorno rosa di rotte senza meta

disegnava messaggi indecifrabili tra le acque.

 

Attorno a linee immaginarie, segmenti di procelle

noi, deportati dalla fuga verso un placido ignoto

una teoria di perdenti fitta nell’antimateria

denudati dei cilici accettati per scommessa

notti vitree rassegnate gettammo tra le onde

“Che nessuno osi ancorare il proprio cupo destino

alle boe di questo oceano salato di vendetta

la verità vi farà schiavi di domini irreversibili!”

 

E quanto amore cantarono le frasi nostre randagie

dentro a basiliche giallastre a scorticare la dolcezza,

con quanto eros e insolenza furono vivaci cortigiane

di scherno a ricolmarci le comari di emozioni.

Partorivano tra lacrime di strazi le assonanze

delle note strappate dalle nostre cetre rotte:

poi rimasero soltanto cenotafi senza nome

lemmi controfattuali a negare la memoria.

 

Giunse pacata la notte di fuoco inestinguibile

Con il suo colore fosco di foreste adiacenti

Creò abissi incolmabili e regioni d’ombra

Rese fragili i colossi confutando le ragioni

“Salva, o Signore, ogni cosa a sua maniera

Il vascello invecchiato sulle secche della vita

La mantide affranta dai suoi cupi talami

Ed il principe eburneo, il più innocente di tutti”

 

Or dunque asseveriamo che la notte sta finendo,

sia la vostra fede salda fino al sorgere del sole:

testimoni dell’oscurità che si veste a poco a poco

dei colori profumati, sulla scena addormentata

lei ha iniziato la sua danza per ubriacarci il cuore,

infranto il guscio di paura si sta aprendo la crisalide:

chi si spegne in quella pena? chi è autore di quei gemiti?

chi travasa in quelle anfore il suo dolore innominato?

 

Una misura incandescente e senza tempo

risolleva i naufraghi umiliando la morte

perché grembo infinito capace di ogni vita

gli oceani si prostrano a riflettere il suo volto

esplodono gli orizzonti, brindano arcobaleni

guardate laggiù, non è frutto di miraggio

c’è un faro oscurato brilla ancora in lontananza:

un faro, una luce spenta illumina l’assenza.

L. V.