Biennale della Fotografia Femminile – Marzo 2020

Carissimi Amici di Alla fine dei conti
 
è con piacere che Vi presento la Prima Edizione della BFF: Biennale della Fotografia Femminile. 
Un bellissimo Progetto ideato e organizzato per la città di Mantova dall’Associazione Culturale La Papessa.
Gli appuntamenti saranno a Marzo 2020 e il tema di questa Prima Edizione sarà Il Lavoro.
 
Oggi l’immagine ha quasi sostituito la parola. Sempre più spesso ci è possibile verificare che le persone hanno perso la capacità di comunicare verbalmente in modo corretto. Filosofia, Psicologia, Sociologia affermano che la parola sia stata gradualmente sostituita dall’immagine, determinando un cambiamento sia della modalità con cui si comunica, che del livello cognitivo, quindi passando dalla comunicazione verbale a quella iconica. Il non essere più in grado di parlare attraverso un uso corretto della grammatica italiana, ha portato all’utilizzo delle immagini e di brevi frasi unite a icone e simboli. E’ come se stessimo ritornando uomini primitivi regredendo verso uno scambio semplificato e simbolico: parola + icona + simbolo, utilizzato per finalità sociali. Questo tornare indietro, regredire a una sintesi di tipo iconico, è visibile dall’uso della fotografia: in rete, sulle riviste, sui quotidiani dove ormai appartiene alla normalità il bombardamento della massiccia quantità di immagini che posseggono significati semplici, rudimentali e di scarsissimo valore culturale. 
Ne sono esempio le fotografie scattate per i gossip e quelle pubblicitarie in cui la donna o l’uomo sono spogliati di ogni dignità e banalizzati in funzione della totale visibilità dell’oggetto da vendere, divenendo anch’essi un oggetto in vendita. Scatti elementari come elementare si sta trasformando la comunicazione con l’uso dei cellulari nei brevi messaggi inviati. E’ questo il motivo per cui le fotografie realizzate a questo scopo sono in grado di colpirci  con un’immediatezza fisica, non cerebrale. 

Quando invece abbiamo la fortuna di osservare la Fotografia d’Autore dove l’immagine presuppone un’elaborazione impegnativa coinvolgendo quelle funzioni che potremmo definire “superiori”, ecco che magicamente ciò che stiamo osservando non sembrerebbe essere in grado di comunicare.

A questo punto è necessario dedicare tempo all’oggetto rapito dal nostro sguardo, quel tempo che ci permetterà di distinguere la differenza tra: una FF (Fotografia Facile) e una FD (Fotografia Difficile) indipendentemente dal suo essere esteticamente più accattivante. 

Perché quindi una FF è più “appetibile” più facilmente comprensibile di una FD?

Una Fotografia documenta effettivamente qualcosa che esiste nella realtà: una persona, un elemento della natura, una struttura edificata dall’uomo. Il riconoscimento avviene per associazione. 

Che cosa significa? 

L’immagine osservata appartiene al nostro vissuto e per questo siamo in grado di inquadrarla nella nostra “categoria”. Questo processo avviene immediatamente. Vale a dire che il riconoscimento e la nostra reazione emotiva sono un’azione e reazione collegata: non esistono passaggi intermedi. 

Per questo una FF dovrà necessariamente contenere elementi e situazioni ricreate che appartengano a esperienze comuni soprattutto facili da riconoscere, che stimolino ricordi gradevoli non sgradevoli, sensazioni positive non negative, che contengano elementi semplici con contenuti principalmente idealizzati e legati all’estetica quali espressioni dell’ovvio o allusioni del quotidiano. 

Tutto dovrà essere in funzione di ciò che una FF deve ottenere: un grande successo! 

Tanto più un’immagine esprimerà una comune esperienza, tanto più facilmente verrà riconosciuta, interiorizzata ed elaborata. Più l’immagine comunicherà gratificazione e serenità, più sarà mediatrice di gioia e quindi più facilmente compresa e largamente apprezzata.

Per le FD avverrà esattamente il contrario.

Le Fotografie Difficili sono più lontane da comuni esperienze condivise perché propongono immagini inconsuete, enigmatiche o che contengono messaggi causa di profondo disagio emotivo. Non si attiverà la comunicazione immediata di una esperienza condivisa nella quotidianità, per cui chi guarda si sentirà trascinato verso una riflessione, stimolato ad andare oltre la mera “registrazione” di ciò che osserva. 

Inevitabilmente potrà accadere che si attivino possibili associazioni consce o inconsce legate a trascorsi di vita negativi. In questo caso si tenderà a uscire forzatamente dalla “zona di protezione”, fuori da quell’equilibrio a cui tendiamo per proteggere noi stessi da immagini che potrebbero turbare, destabilizzare e quindi portare il corpo a privarsi della sua stabilità e rischiare di crollare. Questa situazione potrà verificarsi consciamente o inconsciamente quando le immagini osservate ricondurranno il pensiero stimolato da contenuti visibili o celati relativi a vissuti o esperienze di situazioni spiacevoli che hanno procurato dolore, nelle quali ci siamo trovati in passato e che vorremmo dimenticare, oppure a situazioni future che temiamo possano procurarci grande angoscia: come la morte.

Anche l’Arte della Fotografia è in grado di metterci di fronte i nostri lati oscuri, quei lati che con forza tendiamo a rimuovere. La negazione è solitamente uno dei primi meccanismi di difesa che mettiamo in atto insieme alla razionalizzazione, che ci permette di trovare sempre una motivazione e una causa definita lontana da noi per fatti che non accettiamo possano divenire reali. Nelle FD entrano in gioco dinamiche molto più complesse di quelle limpide e lineari che le FF evocano con la loro forza iconica disorientando chi guarda. L’osservatore potrebbe chiedersi:

Che cosa vedono i miei occhi?

Come posso procedere per capire quelle immagini?

A questo proposito i lavori a Progetto ossia costituiti da una raccolta di più fotografie dedicate allo stesso tema potranno aiutare a una maggiore e più profonda comprensione delle opere. Nella maggior parte dei casi le FD sono in Bianco e Nero, un ulteriore ostacolo alla comunicazione contemporanea che molto più spesso si esprime con quelle a colori anche tecnicamente alterati per stimolare quei meccanismi mentali che sono alla base dell’immagine piacevole. Agli albori della Fotografia tutti erano abituati a vedere soltanto immagini in Bianco e Nero, mentre oggi avviene il contrario, guardare le fotografie in BN non è più abituale.

Quindi per riuscire a vedere è necessario dedicare tempo all’osservazione, imporre lentezza allo sguardo, silenzio nella concentrazione, saper analizzare separando, accettare l’esistenza del mistero, combattere l’indifferenza. 

La fotografia diviene lo strumento per orientarsi nel mondo esterno e riconnettersi con il proprio mondo interiore stimolando l’immaginazione e le potenzialità narrative di ciascuno.

Le fotografie seminano tracce sulle quali la nostra attenzione si ferma per dare vita ad altre narrazioni che danno a ciò che vediamo un altro movimento. 

Potremmo chiederci: “Perché il Bianco e Nero?”

E sentirci rispondere: “Ma che cosa sono i colori se da essi non prorompe la vita più segreta e invisibile delle cose?

Sono certa che la BFF (Biennale della Fotografia Femminile) sarà un’importante e significativa esperienza per il pubblico della nostra città, della provincia, per tutti coloro che giungeranno a Mantova dalle altre regioni d’Italia,  e sarà una grande avventura per gli organizzatori. Di seguito una serie di informazioni utili, l’immagine rappresentativa della BFF e una serie di altre immagini emblematiche: “isole d’emozione”.

Un caro saluto.

Elena Alfonsi

Biennale della Fotografia Femminile – Marzo 2020

Mantova, gioiello del Rinascimento, insignita per l’anno 2016 del titolo di Capitale Italiana della Cultura, forte e propositiva verso iniziative culturali che attraggono ogni anno turisti nazionali e internazionali, vedrà nascere la prima edizione della Biennale della Fotografia Femminile a Marzo 2020

    Il concetto di uguaglianza e parità tra uomo e donna è una realtà lontana in molti Paesi, in ambienti di lavoro e in strutture sociali. Il mondo della fotografia non ne è esente e pullula di preconcetti e pregiudizi, per questo la BFF” vuole abbattere la stereotipizzazione che porta a stupirsi in negativo se dietro alla camera vi si trova un volto di donna. 

    La Biennale della Fotografia Femminile, al centro di tutto ciò, crea uno spazio per dare un’opportunità alle tante artiste coinvolte, dando loro la possibilità di esporre, creare rete ed insegnare; il pubblico si sentirà, soprattutto, spettatore di un evento unico al mondo che vede per la prima volta un’intera rassegna gestita da e per le donne.

    L’intero progetto è organizzato da l’ Associazione culturale La Papessa, costituita da un team di fotografe, grafiche, artiste ed esperti di marketing e comunicazione.

    L’appuntamento è dal 5 all’8 Marzo 2020, e per tutti i weekend di marzo. La macro tematica di questa prima edizione sarà Il Lavoro

    La selezione artistica vede autrici nazionali ed internazionali: Daro Sulakauri (Georgia), Giulia Bianchi (Italia), Rena Effendi (Turchia), Sandra Hoyn (Germania), Erika Larsen (USA), Annalisa Natali Murri (Italia), Eliza Bennett (Regno Unito), Claudia Corrent (Italia).

    Reportage, story telling, ritrattistica, fotografia concettuale, installazioni audio-video, eventi collaterali distribuiti nei diversi luoghi storici della città a cui si vanno ad aggiungere letture portfolio, conferenze, workshop ed una open call per artisti emergenti, e per i quali sono state invitate come speaker figure importanti della fotografia, photo editor, giornaliste, collezioniste e fotografe. 

    Per contribuire alla realizzazione di questo ambizioso progetto è stato scelto lo strumento del crowdfunding e attivata una campagna dedicata sulla piattaforma Produzioni dal Basso, con un obiettivo economico complessivo di 20 mila euro. Questa cifra servirà a coprire parte delle spese necessarie e verrà, in particolare, impiegata per gli allestimenti e per la stampa delle opere scelte, che sarà affidata a stampatori di eccellenza per offrire al visitatore la migliore esperienza visiva possibile.

    La Biennale della Fotografia Femminile non esiste in nessun altro luogo del mondo, i benefici, economici e non, saranno tanti: per la città, per il turismo, per le istituzioni e le scuole. Il nostro piano è di renderla una certezza e un solido punto di riferimento, in Italia e nel mondo, con lo scopo di sensibilizzare il più possibile riguardo alle tematiche di libertà di espressione, di uguaglianza e parità; per questo, come Biennale, crediamo che la fotografia, in tal senso, può essere uno strumento per dare voce e testimoniare quello che viene nascosto o quello che troppo spesso nella realtà non vogliamo osservare. 

Link utili:

https://www.bffmantova.com/

https://www.produzionidalbasso.com/project/biennale-della-fotografia-femminile/

https://www.instagram.com/bffmantova/?hl=it

https://www.facebook.com/bffmantova/?ref=br_rs