Enrico Poli interpreta la Casa del Mantegna

Carissimi Amici di Alla fine dei conti

Per gentile concessione della Provincia di Mantova e della Casa del Mantegna ho l’opportunità di pubblicare alcune bellissime ed esclusive fotografie dell’antica Dimora mantegnesca, scattate da Enrico Poli.

L’occasione mi permette di ricordare questo magico edificio attraverso alcune informazioni che lo riguardano.

Andrea Mantegna nacque nel 1431 a Isola di Carturo. Un paese, che appartenne ai territori di Vicenza nel XV Secolo, ma che oggi si trova in provincia di Padova. La prima testimonianza sicura della sua presenza a Mantova, risale al 7 Agosto del 1460. La costruzione della Dimora fu espressione architettonica del culto che l’Artista possedeva per l’Antico, con il quale elaborò la ricerca dello spazio prospettico nelle opere pittoriche. Le fondamenta vennero gettate il 18 Novembre del 1476; una data certa poiché testimoniata dall’epigrafe di marmo scolpita, posta sull’angolo sinistro dell’edificio. Nel 1494, dopo diciott’anni di lavori, la struttura architettonica non era ancora conclusa. Soltanto nel 1496 la Casa sembra essere finalmente abitata, ma la presenza di Andrea Mantegna all’interno di quegli spazi durò assai poco, dato che fu venduta il 16 Gennaio del 1502 al Marchese Francesco Gonzaga.

Tanti i temi che ispirarono Andrea Mantegna nella realizzazione della Sua Dimora, tante le incognite sulla verità di chi fu il vero autore del progetto. E’ significativo ricordare che Leon Battista Alberti ritenne le forme geometriche perfette, essere stimolo alla meditazione sulle verità della fede. Attorno a quel Cilindro e al Cubo che lo sovrasta, retaggio di Vitruvio e dell’Alberti, si sviluppa la Casa, nella cui stanza principale (prima per ampiezza e ricchezza della decorazione) posta al Primo Piano, dal 2018 la Rassegna Alla fine dei conti ha l’opportunità di proporre al pubblico riflessioni sulla vita e sulla morte. Uno spazio alchemico in cui abitò colui che dipinse “Cristo in scurto”, una tempera su tela di 68 x 81 cm., conservata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Uno scorcio prospettico ardito, inimitabile, probabilmente eseguito dopo aver concluso gli affreschi della “Camera Picta” più comunemente definita “Camera degli sposi” che si trova nel Castello di San Giorgio del Complesso Museale del Palazzo Ducale di Mantova. Nel “Cristo in scurto” la forma è chiusa allo scopo di accentuare la drammaticità della visione del corpo senza vita di Cristo. Il Signore è una figura nuda, rappresentata sulla pietra dell’unzione, in parte coperta dal sudario che pare bagnato e rigido. Il suo corpo è  vegliato da tre presenze nel travaglio della disperazione e dello sgomento che paiono invocare, feriti dall’immagine di morte, l’impossibilità di un ritorno.

Andrea Mantegna racconta “la dura necessità morale, il credo assoluto”…”con un più duro rigore di fede”.

Il 13 settembre del 1506 il grande artista dalla visione storica gelida e tragica, morì nel suo studio a Mantova dove fu ritrovato un dipinto nel quale in un cartiglio avvolto a un cero si legge:

“NIHIL NISI DIVINUM STABILE EST, COETERA FUMUS”

“NESSUNA COSA SE NON QUELLO CHE E’ DIVINO E’ STABILE, IL RESTO E’ FUMO”

Un caro saluto

Elena Alfonsi

 

The dead Christ and three mourners
*tempera on canvas
*68 × 81 cm
*1470-1474