Architettura e Thanatos

Architettura e Thanatos

11 Febbraio 2019 Off Di Alla fine dei conti

Scarica QUI  nel formato PDF dell’Evento


Di mesta ma grande importanza è il tema del cimitero in architettura; come crescevano le città tanto crescevano i cimiteri ma è in questi ultimi che si stabi-

liscono i ricordi, gli affetti, i resti sici delle persone, ma anche delle città”. (1) Aldo Rossi

“Ogni città come Laudomia, ha al suo anco un’altra città i cui abitanti si chiamano con gli stessi nomi: è la Laudomia dei morti, il cimitero. Più la Laudomia dei vivi s’affolla e si dilata, più cresce la distesa delle tombe fuori dalle mura. Le vie della Laudomia dei morti sono larghe appena quanto basta perché vi giri il carro del becchino, e vi s’affacciano edi ci senza nestre; ma il tracciato delle vie e l’ordine delle dimore ripete quello della Laudomia viva, e come in essa le famiglie stanno sempre

più pigiate, in tti loculi sovrapposti”. (2) Italo Calvino

Il tema del cimitero, nei suoi caratteri più generali, ha rap- presentato per la società, nel trascorrere dei secoli, una del- le maggiori espressioni di civiltà in un perfetto equilibrio

tra arte e architettura, tra spazio sico e spazio simbolico, tra costruzione e monumento. Edgar Morin affrontando

il tema della morte in uno dei suoi primi libri, “L’Hom- me et la Mort” del 1951, sottolinea come conducendo un’analisi antropologica sulla nascita dell’umanità sia possibile individuare qualcosa, un avvenimento

preciso e de nito, che segni drasticamente il pas- saggio dallo stato naturale a quello pienamente

umano. Nel capitolo “Ai con ni della terra di nes- suno”, racconta del primo segno che testimonia

la nascita di una civiltà consapevole: “la sepol-

tura, come prima e sensibile prova della preoccupazione di una comunità e dell’individuo per la morte” (3). Allo stesso modo il legame che, nella letteratura, nell’arte, nel teatro, nell’architettura da sempre si stabilisce tra il mondo dei vivi e quello dei morti, che si congiunge ai nostri occhi in maniera indissolubile, ci spinge a considerare la possibilità di un continuo parallelo che rende incerto il con ne culturale tra i due stati più assoluti dell’essere, permettendoci di parlare di città dei morti, casa della morte, monumento alla morte non distinguendo quasi le differenze, traslando le regole della città all’interno del tema cimiteriale. Come ci ricorda ancora Aldo Rossi “l’architettura spesso cacciata dai centri urbani, trovò nel ci- mitero un tema di alto impegno, presto superò il singolo monumento e lo rese sublime come la speranza “ultima dea” che fugge dai sepolcri” (4).

Per tutto l’Ottocento e sicuramente per buona parte del Novecento la progettazione di moderne necropoli, grazie al lavoro di alcuni tra gli ar- chitetti migliori delle differenti epoche, determina un capitolo fondamen- tale per la storia dell’architettura italiana; da Rodolfo Vantini a Gaetano Moretti, da Giulio Ulisse Arata a Carlo Maciachini no a Giovanni Muzio la rispondente interpretazione al tema della memoria ha costruito un vero e proprio laboratorio a cielo aperto entro cui si è concretizzata una precisa idea di costruzione oltre che di società civile. Con queste premesse, in epo- ca moderna, il progetto del cimitero non costituisce più la semplice appli- cazione di regole prestabile, legate al solo suo funzionamento, ma diviene la vera e più profonda volontà di rappresentazione della “città dei morti” nella “città dei vivi”, del suo senso religioso in ogni professione di fede, del senso di rispetto legato al culto e alla custodia dei morti. La rappresenta-

zione dei valori della civiltà e il rispetto indicano quindi il signi cato più profondo del luogo dedicato alle

sepolture ricercando di volta in volta in epoche, popoli, culture e luoghi differenti, quella sin-

tesi e quell’equilibrio necessario.

Il convegno cerca di mettere a confronto quat- tro esperienze del secondo Novecento in cui questo tema della “città dei morti” ha guidato le ragioni ma anche le scelte contribuendo al legame

tra il tema del progetto urbano e l’architettura per i cimiteri.

(1) Aldo Rossi, Relazione al progetto per il cimitero di Rozzano, in: Alberto Fer- lenga (a cura di), Aldo Rossi, Opera completa. 1993-1996, Electa, Milano 1996. (2) Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, Torino 1972.
(3) Edgar Morin, L’Homme et la Mort, Corrêa, Paris 1951 (trad. it. a cura di Livia Bellanova Pascolino, L’uomo e la morte, Newton Compton, Roma 1980).

(4) Aldo Rossi, QA 7, in: Aldo Rossi, I Quaderni Azzurri (1968-1992), Electa-The Getty Research Institute, Milano 1999.

Gianni Braghieri (Villa d’Adda, 1945)
Architetto e professore ordinario, dal 1999 al 2005 è stato Preside della Facoltà di Architettura “Aldo Rossi” dell’Università degli studi di Bologna (sede di Cesena). La sua attività di progettista inizia nel 1971 vincendo il concorso per il nuovo cimitero di Modena con Aldo Rossi, con il quale in- traprende una lunga collaborazione no al 1986. Dal 1986 al 1992 è stato

professore di Architettura e Composizione Architettonica all’Università di Palermo; no al 1996 è stato titolare dello stesso insegnamento al Poli- tecnico di Milano e successivamente all’Università degli Studi di Bologna dove nel 2018 è stato nominato professore emerito.

Adalberto Del Bo (Milano, 1948)
Laureato in Architettura al Politecnico di Milano dove oggi è professo- re ordinario di Composizione Architettonica e Urbana presso il Diparti- mento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito, insegna Progettazione Architettonica presso la Scuola di Architettura Ur- banistica e Ingegneria delle Costruzioni nella quale svolge le funzioni di Preside Vicario. Ha insegnato nelle Facoltà di Architettura di Pescara e Venezia. L’attività di ricerca è documentata da studi e ricerche nel campo della analisi urbana e della progettazione architettonica, in particolare sull’esperienza storica del Movimento Moderno, sulla questione dell’idea di città, sugli aspetti teorico/pratici della progettazione con attenzione alle questioni insediative ed energetiche.

Antonio Monestiroli (Milano, 1940)
Laureato in architettura al Politecnico di Milano nel 1965 con Franco Albini. Dal 1970 insegna Composizione architettonica alla facoltà di Ar- chitettura del Politecnico di Milano e dal 1997 alla Facoltà di Architettura Civile. Ha insegnato alla Facoltà di Architettura di Pescara e allo IUAV di Venezia Nel 1979 è stato Visiting Professore alla Syracuse University a New York, nel 2004 al Dipartimento di Architettura della Delft Uni- versity of Techology. Dal 1988 al 1994 è stato Direttore del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura del Politecnico di Milano. Dal 1987 al 2015 è stato membro del Collegio dei docenti del Dottorato di Ricerca in Composizione architettonica con sede allo IUAV di Venezia. Dal 2000 al 2008 è stato Preside della Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano. È professore emerito del Politecnico di Milano.

Paolo Zermani (Medesano, 1958)
Architetto e dal 1990 professore ordinario di Composizione Architettoni- ca presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Firen- ze. Dal 2015 insegna Progettazione nell’Accademia di architettura della

Svizzera italiana a Mendrisio. E’ fondatore e coordinatore dei Convegni sulla “Identità dell’architettura italiana” e della “Galleria dell’architettura italiana” di Firenze. Accademico di San Luca ha insegnato al Master “Co- struzione di chiese” presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale e alla Syracuse University di New York. E’ stato direttore esecutivo della rivista internazionale di architettura “Materia” dal 1999 al 2000. Nel 2003 ha vinto il Premio Giorgio Vasari per l’architettura.

Condividi su